Staging the World 2

Staging the World è il titolo della mostra che il British Museum, in collaborazione con la Royal Shakespeare Company, ha dedicato al contesto storico, culturale, sociale, politico in cui il Bardo visse e lavorò. Una realtà che, inevitabilmente, si riflette nelle sue opere, immortali e universali proprio perché nate da sovrani da compiacere così come da credenze e stereotipi, modi di pensare e di agire, mode dell’epoca in cui Shakespeare operò.

Lo sapevate che Giacomo I scrisse un trattato contro la stregoneria e attribuì a un complotto di forze maligne la terribile tempesta che gli fece rischiare la vita al suo ritorno dalla Danimarca dove aveva appena impalmato la figlia del re? Da questa superstizione, ma anche dalla contemporanea ribellione dell’Irlanda, nacque il Macbeth. Così Cymbeline fu un mezzo per rievocare le nobili origini – da un magnanimo sovrano romano – dell’impero britannico. La Tempesta, ancora, non poteva che essere influenzata dai resoconti di quegli impavidi viaggiatori che, aldilà dell’Atlantico, avevano conosciuto luoghi e civiltà nuovi e inaspettati. Quadri, oggetti, volumi ricreano quell’universo che Shakespeare mise in scena, perché se, come afferma fra gli altri il malinconico Jacques, il mondo è un palcoscenico, soltanto il teatro può offrirne un dipinto minuzioso e soddisfacente. Tanto da diventare l’unico aggancio con la realtà esterna in situazioni di prigionia e isolamento: lo testimonia l’edizione di tutte le opere di Shakespeare che i detenuti di Robben Island leggevano avidamente, chiosando quei passi che ne rispecchiavano idee e stati d’animo. Fra questi anche Nelson Mandela che, non a caso, sottolineò alcuni versi del Giulio Cesare in cui si dibatte di viltà e coraggio nel perseguire i propri principi.

E la capacità di Shakespeare di ritrarre il nostro mondo spiega le numerosissime opere d’arte ispirate ai suoi drammi. Fra i movimenti che più attinsero al Bardo ci furono i Preraffaeliti, cui dedica una mostra la Tate Britain. Come non rimanere incantati di fronte alla Marianna o alla Ofelia dipinte da John Everett Millais? Insieme a Dante Gabriel Rossetti, William Hunt ed Edward Burne-Jones egli seppe coniare un nuovo linguaggio artistico, suggestivo e quasi conturbante, in cui i colori brillanti, le superfici piatte e il realismo tratti dagli ammirati modelli medievali sono complicati e resi quasi torbidi dalle inquietudini del presente, ossia della schizofrenica e ansiosa età vittoriana.

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