Teatro e disabilità

Lo scorso inverno Amanda aveva seguito le audizioni per il concorso My Dream, destinato a teatro e disabilità, indetto e sostenuto dalla Fondazione CRT e dalla Fondazione TPE. Il dilemma era – ed è – come riuscire a creare spettacoli che non siano semplicemente l’esito di laboratori in cui la disabilità viene inconsapevolmente sottolineata nel momento stesso in cui si proclama di volerla superare e, in qualche modo, “guarire”. La vera difficoltà è fare dei disabili dei veri attori, trattandoli e ponendoli sul palcoscenico come artisti a tutti gli effetti, protagonisti di messe in scena sostenute da una drammaturgia originale e coerente, che non sia semplicemente la successione di esercitazioni laboratoriali. Una sfida complessa ma che alcune delle compagnie che parteciparono a My Dream – a partire dal vincitore Teatro La Ribalta di Bolzano – così come quella splendida performer che è Chiara Bersani, sono state capaci di affrontare e di vincere. Un successo ottenuto senza ricorrere a quella strumentalizzazione del dolore altrui che ha fatto la fortuna di idoli del palcoscenico come Pippo Delbono e che rischia di inficiare l’ultima fatica di Babilonia Teatri, quel Pinocchio realizzato con alcuni uomini tornati a vivere dopo un’esperienza di coma e membri dell’associazione bolognese Gli amici di Luca.

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Non sembra correre questo rischio, invece, il lavoro svolto dalla regista torinese Barbara Altissimo con alcuni ospiti della Piccola Casa della Divina Provvidenza – per tutti il Cottolengo. Il progetto e lo spettacolo che ne è stato l’esito s’intitolano Polvere – la vita che vorrei, a sottolineare da una parte la leggerezza e la lievità dell’approccio scelto e, dall’altra, quel senso di nullità che spesso si attribuisce a esistenze meno fortunate delle nostre. La regista guida con mano accorta e affettuosa i suoi attori – accompagnati sul palcoscenico dall’attrice e danzatrice Ivana Messina – assecondandone creativamente talenti e umori, così da intessere un articolato racconto di vite e di speranze, di sogni che non si sono spenti e di consapevolezze che bruciano ma non inceneriscono.

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