Teatro in 3D

È stato definito un “film teatrale” ma Amanda giudica questa etichetta riduttiva e poco precisa. Signorina Giulia in 3 D è un esperimento – riuscito – per colmare il vuoto di proposte teatrali nei palinsesti televisivi e, allo stesso tempo, un interessante tentativo di dialogo fra un’arte antichissima come il teatro e le nuove tecnologie. Ma di cosa si tratta esattamente? Il regista Felice Cappa ha riallestito e filmato lo spettacolo teatrale Signorina Giulia – prodotto due anni fa dallo Stabile di Torino e diretto da Valter Malosti, anche interprete insieme a Valeria Solarino e a Federica Fracassi – nelle cucine della sabauda reggia di Racconigi. Malosti-Solarino

Il cupo dramma di Strindberg si svolge così in uno spazio claustrofobico e ristretto, con brevi intervalli di luce e aria fresca rappresentati dalle sequenze-sogno girate nell’ampio parco della Reggia. Il copione è quello dello spettacolo teatrale mentre pochi accorgimenti conformano la recitazione dei tre interpreti alla presenza della telecamera, di fronte alla quale Valeria Solarino acquista quella sicura disinvoltura di cui difettava sul palcoscenico. La tecnologia del 3 D, invece, mira a veicolare la tridimensionalità propria del teatro, amplificando emozioni e stimolando la partecipazione empatica degli spettatori. Il risultato? Molto di più di un “film teatrale” ma anche qualcosa di molto diverso dalla ripresa di uno spettacolo teatrale. Malgrado l’utilizzo del 3 D, la sensazione è quella di vedere uno di quegli sceneggiati anni Settanta: adattamenti di capolavori della letteratura interpretati dai grandi attori dell’epoca che, in qualche modo, erano un bell’esempio di “teatro in televisione” poiché rendevano fruibile a un pubblico vasto e variegato la qualità e la profondità dell’arte dei mattatori e delle prime donne che hanno fatto la storia della scena italiana del secondo dopoguerra. Ma questo Signorina Giulia è ancora qualcosa di più – non sappiamo bene cosa e forse una definizione precisa deve ancora essere coniata. Un’originale mescolanza di antico e modernissimo, di sapiente artigianato e di tecnologica maestria, di fisicità e di evanescenza. Se volete farvi un’idea, seguite la programmazione di Rai 5, che ha prodotto questo che, speriamo, non sarà un episodio isolato di fertile contaminazione delle arti e delle conoscenze.

Visto al Cinema Massimo di Torino il 3 dicembre 2012        

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