Artefiera a Bologna

Durante la fine settimana appena trascorsa Amanda si è concessa una vacanza dal teatro per immergersi nel rutilante e patinato mondo dell’arte contemporanea. L’occasione è stata una visita ad Artefiera, fiera dell’arte moderna e contemporanea che si svolge ogni anno a Bologna. Accanto all’esposizione ufficiale, c’era Setup, fiera d’arte “alternativa”, allestita negli spazi affatto inediti della stazione degli autobus della città. Entrambe le manifestazioni raccoglievano un pubblico numerosissimo, mediamente elegante e raffinato, orgoglioso di palesare una certa altezzosa alterità. Un pubblico che il mattino e il primo pomeriggio sciamava per i corridoi luminosi della fiera e la sera e fino a tarda notte si accalcava negli stretti spazi dell’autostazione. Per ammirare cosa: un’eterogeneità di stili e linguaggi, così come di periodi – accanto ad artisti “giovani” o affermatisi da poco, alcuni maestri dell’arte del Novecento, tuttavia accostati senza che, in molto casi, si potesse rintracciare un filo rosso, un pensiero forte che fungesse da catalizzatore di creatività diverse. Ma, aldilà dei giudizi tecnici – Amanda non è uno storico dell’arte né un’esperta bensì una curiosa esploratrice – ciò che più stupisce è il modo di proporsi e di essere del mondo dell’arte contemporanea, in particolare se paragonato all’atteggiarsi proprio di quanti gravitano nel campo del teatro. Entrambe sono realtà in fondo elitarie – inutile illudersi del contrario – ma con una coscienza di sé ben diversa. Da un lato salda consapevolezza del proprio valore e coerenza e forza nel farlo valere, anche economicamente, dal’altra un certo vittimismo, un po’ sterile e potenziale sintomo di scarsa fiducia nel proprio merito artistico, paradossalmente spesso analogo se non in alcuni casi superiore ad alcune personalità dell’arte contemporanea. Un discorso che vale tanto per gli artisti quanto per i critici – come si spiega, infatti, l’esistenza di così tante testate dedicate all’arte contemporanea e, dall’altra, l’inesorabile agonia delle riviste di teatro?5E536FCA97331CC3C8EB0213224085D8 F2DE4B1DA6439D8C685C702023B0CA3A

Il mondo dell’arte contemporanea e quello del teatro, dunque, potrebbero intessere dialoghi quanto mai fruttuosi su molti fronti, basti pensare a quanti teatranti sono passati dal palcoscenico alla galleria. Ma, aldilà degli aspetti prettamente poetici e artistici, il teatro dovrebbe imparare a valorizzare la propria specificità, abbandonando quella deleteria – e quanto mai snobistica – visione della propria attività come qualcosa di troppo “necessario” e “importante” per abbassarsi alle leggi del mercato. Finché i teatranti penseranno che il proprio non è un “lavoro”, la professionalità e la credibilità della categoria rimarranno bassissime. Ricordiamoci di De Musset, che parlava di “operai” della cultura…

Artefiera, Bologna 25-28 gennaio 2013; Set Up, Bologna, 25-27 gennaio 2013

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