La resistibile ascesa di Arturo Ui

Gli allestimenti dei testi di Brecht pongono sovente numerosi problemi: a volte l’eccessiva lunghezza, l’urgenza di alcune situazioni che rimandano alla contingenza del drammaturgo, la stessa poetica dello straniamento e il didatticismo, che possono disorientare e persino infastidire il pubblico. Si assiste così spesso ad adattamenti, a presunti ammodernamenti del dettato brechtiano alla contemporaneità, con risultati che, nella maggior parte dei casi, risultano velleitari e assai inferiori al modello. La questione non è semplice e va affrontata dramma per dramma, ché certo alcuni possiedono un’universalità che li rende attuali ancora oggi. Umberto-Orsini_foto-Marcello-Norberth-70x70Un esempio è La resistibile ascesa di Arturo Ui, dove l’inesorabile arrampicata al potere di Hitler è trasfigurata nella conquista del monopolio del mercato dell’ortofrutta da parte di una sorta di gangster nella Chicago degli anni Trenta. Un monito, da una parte, sui limiti e le crepe dell’economia capitalista, attraverso la quale hanno facile accesso figuri di dubbia moralità e, dall’altra, sull’irresistibile fascino che personalità particolarmente forti e del tutto prive di scrupoli riescono a esercitare su ogni strato sociale dello popolazione. Claudio Longhi ha messo in scena questo testo lo scorso anno, realizzando uno spettacolo in cui il dovuto rispetto filologico non sminuisce la carica etica del dramma bensì ne evidenzia la stringente e “urgente” attualità. Un risultato raggiunto grazie anche a un cast affiatato e di alto livello, guidato da quel protagonista del palcoscenico che è Umberto Orsini, l’ultimo di una brillante e finora ineguagliata stirpe di veri grandi attori.

La resistibile ascesa di Arturo Ui, visto al Teatro Carignano di Torino il 29 gennaio 2013

 

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