Alla ricerca della primattrice

Amanda ha studiato a lungo la figura dalla primattrice e ne ha, quindi, un’idea ben precisa e quasi granitica. Un’immagine che coincide con quella che Luigi Pirandello aveva in mente – in primo luogo poiché quotidianamente a contatto con un’attrice bella e famosa – quando scrisse, nel 1932, Trovarsi. Un dramma che, allo stesso tempo, riflette una conoscenza lucida e priva di pregiudizi dell’animo femminile, e prosegue quel discorso metateatrale che innerva una parte significativa della produzione pirandelliana. Enzo Vetrano e Stefano Randisi correttamente impostano la regia su quell’apparente dissidio fra palcoscenico e realtà, fra finzione e verità attorno al quale ruota la sfortunata vicenda amorosa della protagonista, Donata Genzi, una primattrice appunto. Una lettura registica condotta con rigore e inventiva e ben assecondata dal cast con l’eccezione, però, proprio dell’interprete della protagonista, Mascia Musy. Certo Donata è una donna che ha consacrato la propria vita al teatro e, in campo amoroso, è quasi una bambina, eppure possiede una profondità intellettuale e una consapevolezza di sé non comuni. Non soltanto, è una primadonna, abituata a calamitare attorno a sé l’attenzione e l’ammirazione del pubblico. La Donata di Mascia Musy, al contrario, è una donna dimessa e scialba, priva di fascino, con una voce stentata e timida, una disadattata bisognosa di costanti attenzioni e cure da parte degli altri, tanto che risulta assai poco credibile che riesca a sedurre con tanta istantanea facilità il giovane e affascinante Elj. La primattrice, insomma, è diventa una depressa incurabile, tanto che le significative questioni esistenziali che Pirandello immaginò ne tormentassero la quotidianità, perdono qui spessore, tramutandosi nelle ossessioni paranoiche di una psicotica.03_TROVARSI_DSC_0416

Trovarsi, visto al Teatro Carignano di Torino il 27 febbraio 2013

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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