Quanti Amleto sulle scene…

In un paio di settimane Amanda ha assistito a ben due differenti versioni di Amleto, a conferma di come la tragedia shakespeariana non soltanto sia uno dei testi più rappresentati ma, altresì, come essa sappia rispecchiare e veicolare pensieri, turbamenti e inquietudini universali e atemporali. In quest’epoca tanto instabile e costantemente alla ricerca di punti di riferimento solidi dopo la rovina di quelli che si ritenevano pilastri, la vicenda del tormentato principe di Danimarca assume un’esemplarità maggiormente rimarcata. L’Amleto adattato e diretto da Valter Malosti per lo Stabile di Torino partendo dal dettato dell’in folio del 1623 è una sorta di versione “da camera” della tragedia: tutto si svolge nella stanza della regina Gertrude, dalla quale non pare riuscire ad allontanarsi il giovane Amleto, che è il bravo Leonardo Lidi, un po’ goffo e assai lontano dai fascinosi ritratti del personaggio tramandatici dai grandi attori ma, in verità, molto più verosimile ed efficace nel rendere l’indole in parte ancora fanciullesca del principe. Malosti mescola tragedia e ottocentesco dramma familiare, costruendo uno spettacolo claustrofobico e intenso, in cui gli adattamenti/aggiornamenti non stridono bensì paiono sprigionare naturalmente dall’originale. 01_AMLETO_ph-Andrea-Macchia_DSC_5271 05_AMLETO_ph-Andrea-Macchia_DSC_5073 E l’aggettivo claustrofobico può descrivere anche il monologo che Michele Sinisi ha cucito, diretto e interpretato. In uno spazio circoscritto, l’attore – il viso ricoperto di biacca, un costume da menestrello di corte – è un Amleto impegnato a ricostruire la propria vicenda attraverso la rievocazione dei suoi momenti salienti. Gli altri personaggi sono rappresentati in scena da bianche sedie pieghevoli, variamente mosse e posizionate, alla fine decorate con fiori di plastica come tombe in un lugubre cimitero. In cinquanta minuti Sinisi – con pochissimi mezzi, oltre alle sedie uno stereo portatile – imprigiona il pubblico nella gabbia di Amleto, una prigione di pensieri e riflessioni non superficiali, dalla quale si può uscire soltanto a patto di accettare il confronto con i propri dubbi e le proprie esistenziali incertezze.

fotoAmletoSinisi

Amleto, regia e adattamento di Valter Malosti, visto al teatro Gobetti di Torino il 5 marzo 2013

Amleto, di e con Michele Sinisi, visto al teatro Astra di Torino il 20 marzo 2013

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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