La storia di un matematico che salvò l’umanità e ottenne in cambio la condanna

Qualche tempo fa Amanda lesse un bell’articolo su Repubblica dedicato alla figura di Alan Turing, brillantissimo matematico inglese cui vanno ascritti molti meriti, primo fra tutti quello di essere stato capace di decifrare i messaggi in codice scambiati dai tedeschi durante la Seconda guerra mondiale. Non solo, Alan Turing fu tra i primi a interessarsi alla concreta possibilità di creare macchine sempre più intelligenti, anticipando i moderni computer ma anche gli attuali studi sull’intelligenza artificiale. Un vero genio matematico, insomma, e uno scienziato consapevolmente al servizio dell’umanità, con l’obiettivo di migliorarne l’esistenza. E, tuttavia, una personalità unica e brillante cui venne riservato un destino atroce quanto ingiusto: la condanna per atti osceni in quanto omosessuale e la castrazione chimica e, ancora più crudele, l’isolamento dalla comunità scientifica britannica. Un trattamento, irriconoscente e ciecamente rispettoso di leggi quanto mai inumane e anacronistiche, che condusse l’ipersensibile Turing al suicidio, attuato mangiando una mela al cianuro. Massimo Vincenzi ha scelto di ricordare questa figura scrivendo un monologo duro e intenso, composito e commuovente. La vicenda è ricostruita attraverso un dialogo immaginario fra Alan e la madre, per mezzo di lettere e conversazioni vive forse soltanto nella mente del matematico. A questo materiale inventato, Vincenzi aggiunge parole, episodi e dati tratti dagli scritti stessi di Turing, elaborando una partitura coesa e stringente, in cui la scienza e i sentimenti più privati convivono e quasi si rispecchiano l’una negli altri. Un monologo di altissima qualità, valorizzato dall’interpretazione altrettanto magistrale di Gianni De Feo che, immerso quasi sempre nell’oscurità, si tramuta nello stravagante e sensibilissimo matematico, sottolineandone fragilità e genialità, infantilismo e matura determinazione, orgogliosa affermazione della propria diversità – non solo sessuale – e rassegnazione. Uno spettacolo, ben diretto da Carlo Emilio Lerici, che Amanda consiglia assolutamente di vedere.    giannidefeo4

Alan Turing e la mela avvelenata, visto alla Manica Corta della Cavallerizza Reale di Torino, il 20 aprile 2013

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Annunci

Un pensiero su “La storia di un matematico che salvò l’umanità e ottenne in cambio la condanna

  1. claudia

    Visto. Assolutamente d’accordo su tutto. Magistrale De Feo, toccante e struggente il testo. Porrei un accento anche sull’uso sublime che Carlo Emilio Lerici sa fare della luce. Ho avuto la possibilità di vederli lavorare e insieme hanno l’umiltà delle persone grandi. Da vedere.

    Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...