Sul Torino Fringe Festival

Sabato scorso Amanda ha deciso di rinunciare a una passeggiata sotto il sole per immergersi nel Fringe Festival che dal 3 maggio ha letteralmente invaso la città di Torino, portando il teatro in luoghi ben poco teatrali e, soprattutto, trasformando in appassionati spettatori uomini e donne precedentemente vittime di un granitico pregiudizio – magari nato durante gli anni della scuola – verso la scena. Il pomeriggio è iniziato in un’umida cantina, lo spazio Ferramenta, dove è andata in scena La protesta – una fiaba italiana, scritta, diretta e interpretata dai tre giovani membri della compagnia La ballata dei Lenna. Una riflessione sul precariato e sull’opacità del futuro che tormentano i trentenni, apparentemente incapaci di escogitare una qualche forma di protesta – appunto – che consenta loro di imprimere una svolta costruttiva alla propria esistenza. Dialoghi fitti e policromi, comicità e tragedia, battute spudoratamente politically uncorrect, ma anche una certa atmosfera surreale che, benché debitrice di Eduardo, risulta originale e toccante. Surreale ma purtroppo drammaticamente reale è la vicenda che Beppe Casales racconta nel suo spietato monologo La spremuta. L’attore e autore ripercorre i tragici fatti accaduti a Rosarno nel gennaio 2010, allorché i migranti africani, stanchi delle soverchierie e delle violenze di cui erano vittime da anni senza che nessuno intervenisse a loro favore, si ribellarono e chiesero con furia quella giustizia che fino a quel momento non avevano avuto. Le vicende parallele e contrarie di un migrante nigeriano e dell’erede di un boss della N’drangheta, entrambi trentenni, sono il filo rosso di un racconto serrato e implacabile, che ammutolisce e colpisce con la stessa forza lo stomaco così come la coscienza distratta. clip_image006Ugualmente serrato è il monologo – esperimento italiano di Stand Up Comedy newyorkese – proposto da Dario Benedetto. Diversi sono però i toni, benché la comicità arguta e irresistibile dell’attore torinese lasci sempre un retrogusto amarognolo. Piglia un uovo che ti sbatto è l’immaginaria confessione a un invisibile psicanalista, un ritratto delle contraddizioni, dei velleitarismi, dei travestimenti e dell’autoindulgenza che garantiscono un’esistenza pacifica a gran parte della società occidentale.

La Protesta, visto allo Spazio Ferramenta di Torino, l’11 maggio 2013

La spremuta, visto al Circolo Rainbow di Torino, l’11 maggio 2013

Piglia un uovo che ti sbatto, visto al Circolo Rainbow di Torino, l’11 maggio 2013

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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