La crisi dell’anima nella seconda settimana del Festival delle Colline Torinesi

È stata discontinua ma non per questo meno interessante la seconda settimana del Festival delle Colline Torinesi: certo un paio di spettacoli non hanno convinto del tutto Amanda ma la qualità di altri ha compensato l’insoddisfazione e, in un caso, l’irritazione. La crisi – di valori e di idee, prima ancora che di denari – è stato il filo conduttore della settimana, aperta da Biografia della peste, scritto e interpretato da un giovane e talentuoso duo, i Maniaci d’Amore: nel paesino di Duecampane gli abitanti sono stati sterminati da un’invisibile e inedita malattia che, tuttavia, regala un’ora di vita al giorno ai morti affinché essi, che hanno trascorso l’esistenza a lamentarsi, possano riscattare la propria “biografia”. Un’utopia, purtroppo, ché uomini e donne paiono sostanzialmente incapaci di liberarsi della propria querula passività. Luciana Maniaci e Francesco D’amore sono attori eclettici ed efficaci e possiedono buona inventiva e tempi scenici ma lo spettacolo necessita ancora di un po’ di rodaggio, che riuscirà sicuramente a valorizzarne le molte potenzialità. OLYMPUS DIGITAL CAMERADi passività e di crisi morale parlano anche i due Discorsi – rispettivamente grigio e giallo – messi in scena da Fanny & Alexander: nel primo, Discorso Grigio, si analizza la comunicazione politica e così Marco Cavalcoli è un presidente che si appresta a pronunciare il suo discorso alla nazione. Suggerendo – ma non imitando – le voci di politici arcinoti e inanellando frasi – reali – tratte da comizi e dichiarazioni, interviste e dibattiti, Cavalcoli si tramuta in personaggio da fumetto, marionetta pilotata dall’esterno, a dichiarare della perdita da parte della politica del primato un tempo esercitato nella vita pubblica e, di conseguenza, dell’effimera consistenza intellettuale ed etica dei suoi rappresentanti. Una perdita di credibilità che è il destino dei maestri, soppiantati da arcigne presentatrici televisive: in Discorso giallo, Chiara Lagani ci mostra la deriva del sistema educativo italiano, partendo da figure esemplari quali Maria Montessori e il maestro Manzi che, da una schermo televisivo, permise a molti italiani di vincere l’analfabetismo. Oggi, da quegli stessi schermi, parlano altri maestri, suadenti e autoritari che, anziché aiutare a vivere nella realtà, tuffano gli italiani in un luccicante mondo di illusioni. Con pochissimi mezzi, forti delle doti attorali e di partiture drammaturgiche acutamente congeniate, Cavalcoli e Lagani ci offrono due desolatissimi quadri della nostra desolatissima realtà, incapace di uscire da una crisi assai profonda. The dead 2Di una crisi più intima e personale tratta invece The dead, lo spettacolo che Città di Ebla ha liberamente tratto dall’omonimo racconto di James Joyce. Un lavoro a elevato tasso di tecnologia e multimedialità, formalmente inappuntabile, apparentemente raggelante, eppure, ancora un paio di giorni dopo, tornano in mente immagini e frammenti, emozioni e pensieri… E, ancora, di crisi – personale e in un certo senso anche economica – si parla in Rooms for error, l’intenso spettacolo che Renato Cuocolo e Roberta Bosetti hanno costruito nella loro casa di Vercelli a partire dal racconto Voglia di dormire di Anton Cechov. Tre studi, tre stanze, tre differenti approcci al medesimo racconto: teatro e metateatro, realtà e finzione, come sempre negli spettacoli della coppia i confini sono felicemente sfumati e fluidi e le riflessioni e le sensazioni degli spettatori frutto di un’interazione individualistica e personalissima con l’attrice, la sfolgorante Roberta Bosetti.Cuocolo-Bosetti-ph Andrea Macchia

 

 

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