Circensi e danzatori s’interrogano e reinventano la propria arte

I primi fine settimana di luglio sono stati dedicati da Amanda al festival Teatro a Corte, che abita da alcuni anni diversi spazi torinesi e, soprattutto, splendide residenze sabaude. Poco incline alla prosa, il Festival possiede una personalità solida e ben riconoscibile, versata alle performing arts nelle loro varie declinazioni, anche le più inusuali. Di conseguenza, è spesso complicato incasellare in etichette prestabilite gli spettacoli in cartellone al Festival: nuoveau cirque, teatro visuale, teatro equestre, performance, teatro-danza, installazione… E dunque non resta che godersi i differenti allestimenti e, provare, magari, a individuare tendenze e fili rossi non pretestuosi. Amanda ha constatato da un lato, un maggiore interrogarsi su se stessi e sulle proprie modalità spettacolari da parte degli artisti di circo contemporaneo e, dall’altro, una riscoperta – ovviamente critica e niente affatto passiva – dei balli tradizionali da parte dei danzatori. Per quanto riguarda la prima tendenza, esemplare è stato De nos jours [Notes on the circus] del collettivo francese Ivan Mosjoukine – il nome è quello di un artista circense divenuto celebre negli anni Venti del Novecento in quanto protagonista di un interessante esperimento sulla percezione. I quattro giovani artisti – anche convincenti attori – si chiedono che cosa realmente vedano gli spettatori e, per questo, non nascondono nulla della loro arte, azionando luci e attrezzerie varie a vista e domandosi a tratti il senso di quanto stanno realizzando in scena. Il fulcro del loro spettacolo, arguto e genialmente ironico, è proprio l’indagine dell’inevitabile iato fra l’intenzione dell’artista e la percezione del pubblico, quest’ultima sovente condizionata dal desiderio esclusivo di divertirsi e di “meravigliarsi”.IMG_2113_©IvanMosjoukine_BD Una meraviglia che, dice il collettivo Ivan Mosjoukine, è frutto di prosaico lavoro e mezzi tecnici e che, aggiunge il lunare duo Lefeuvre-André –  autore e protagonista dello spettacolo La serre – può germogliare anche dalla semplicità, da esercizi elementari e da pochissimi oggetti, che, allorché conditi con intelligente comicità e surreale autoironia, riescono a comporre un lavoro coinvolgente. Una necessità di meditazione sulle parole base del linguaggio della propria arte che accomuna circensi e danzatori, questi ultimi impegnati a ricercare nei passi delle danze tradizionali un solido punto di partenza per elaborare nuove e più moderne drammaturgie. fotoTeatroaCorte_2013la_serre_2_Photo Pierre BorasciCosì il danzatore britannico Colin Dunne che, nel suo celebrato Out of Time, trasforma un’accurata lezione sulla hornpipe – la danza tradizionale irlandese, di cui egli è stato, fin da bambino, campione internazionale – in un’operazione, niente affatto nostalgica, di decostruzione e reinvenzione di quei passi, liberati della loro rigidità e reinventati in chiave contemporanea. Un’analoga azione di destrutturazione e creativa ricostruzione è compiuta dal duo József Trefeli/Gabor Varga: il punto di partenza, questa volta, sono le danze tradizionali ungheresi, private dell’originaria simmetria e riplasmate secondo una nuova e più moderna ritualità.B 8192

De nos jours [Notes on the circus], di Ivan Mosjoukine, visto al teatro Astra di Torino il 5 luglio 2013; Out of time, di e con Colin Dunne, visto nella corte interna della Reggia di Venaria il 7 luglio 2013;  La serre, di e con Atelier Lefeuvre & André, visto nella Galleria Tamagno del Teatro Regio di Torino il 13 luglio 2013, Jink 103 di e con József Trefeli e Gabor Varga, visto nelle sale del Castello di Rivoli il 13 luglio 2013.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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