Sul film di Emma Dante e la parcellizzazione della critica

Durante la sua residenza a Edimburgo, Amanda aveva condiviso con gli altri critici europei il piacere di conversare con Lyn Garner, critico del Guardian che, fra i tanti e stimolanti spunti di riflessione, evidenziava la sterile e piuttosto ottusa specializzazione della critica. Una rigida divisione in compartimenti stagni che fa sì che un critico di danza si guardi bene dal frequentare un teatro di prosa ovvero che un esperto di teatro d’opera si interessi di arte contemporanea. Amanda ebbe una conferma dell’assurdità e, dal punto di vista critico, della limitatezza di una simile parcellizzazione delle supposte competenze, tornando in Italia e leggendo le entusiastiche recensioni che molti critici musicali dedicavano alla messa in scena, nell’ambito della Sagra Musicale Malatestiana, de Il palazzo di Atlante, musicato da Luigi Rossi su testi poetici di Giulio Rospigliosi, e allora riproposto nella suggestiva lettura del gruppo Anagoor. Una compagnia teatrale attiva da molti anni, in Italia e all’estero, pluripremiata e apprezzata ma – come dichiarato candidamente da alcuni – affatto sconosciuta ai frequentatori professionisti dei teatri d’opera! Certo, si potrebbe ribattere che gli Anagoor sono una compagnia di teatro cosiddetto di ricerca e quindi noti a un pubblico elitario ma che dire dell’entusiasmo suscitato dal film di Emma Dante, Via Castellana Bandiera? La Dante non è sicuramente un’artista poco conosciuta eppure i critici cinematografici ne elencavano virtù e punti di forza espressivi come se l’avessero scoperta soltanto in quel momento. Il dubbio è che sia stato proprio così, altrimenti avrebbero riconosciuto nella prima pellicola di Emma Dante – pur di buonissima qualità – gli stilemi, l’immaginario, la poetica della regista siciliana. Chi ben conosce i suoi lavori teatrali ha ritrovato nel film gli stessi personaggi e situazioni, linguaggi e oggetti simbolici, quasi che l’artista abbia voluto condensare in esso quella personalissima topografia di Palermo costruita spettacolo dopo spettacolo. via-castellana-bandieraAnagoor ed Emma Dante sono soltanto due esempi molto recenti ma quante volte capita ad Amanda di parlare con colleghi che non mettono piede in un cinema ovvero ritengono che le installazioni di arte contemporanea non possano essere profondamente “teatrali” malgrado vi siano compagnie che compongono i propri spettacoli secondo la grammatica dell’arte contemporanea? Difendere testardamente la propria specificità significa, in fondo, ignorare le trasformazioni in atto proprio all’interno del proprio ristretto campo d’indagine così che, alla fine, non si sarà più in grado né di riconoscere né tantomeno di analizzare l’”oggetto”” di cui ci si proclama esperti.

Via Castellana Bandiera, sceneggiatura e regia di Emma Dante, visto al cinema Centrale di Torino il 28 settembre 2013

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