Il rivoluzionario Arlecchino di Latella

Molto si è scritto e parlato del Servitore di due padroni che Antonio Latella e il drammaturgo Ken Ponzio hanno tratto dalla celeberrima commedia goldoniana: abbonati furenti, critici divisi, pubblico in generale disgustato ovvero esaltato. Amanda, dunque, si è recata a teatro sforzandosi di dimenticare quelle polemiche e decisa a “gustarsi” lo spettacolo in serenità. E così è stato: il lavoro di Latella è complesso e a tratti eccessivo, magari in alcuni punti compiaciuto e in altri gratuito ma certo interessante e fondato su un’idea intelligente e meditata. Latella e Ponzio muovono dalla volontà di analizzare, stanare e decostruire la tradizione teatrale italiana, partendo dalle maschere della Commedia dell’Arte – Arlecchino, appunto – e dal sistema dei ruoli – innamorati e servette, per esempio. Un obiettivo raggiunto per stadi successivi, in un crescendo che non destabilizza lo spettatore, poiché egli viene in qualche modo “aggirato” da una sembianza di fedeltà al testo. Sì perché, benché ambientato nella hall di un albergo modernissimo, dotato di telefono e ascensore, il testo ripercorre inizialmente la vicenda narrata da Goldoni, magari rendendo esplicito quanto l’autore veneziano suggeriva a bassissima voce, come il rapporto incestuoso fra Federico – che qui è alter ego di Arlecchino – e la sorella Beatrice, ovvero l’attrazione omosessuale fra la stessa Beatrice e Clarice. Travestimenti, disguidi e piani menzogneri procedono sulla falsariga dell’originale ma, a un certo punto, avviene uno scarto e la riflessione sul teatro – già presente sottotraccia – prende il sopravvento. Le scenografie vengono smontate, gli attori si devono togliere la maschera – figurata – che secoli di storia del teatro italiano hanno incastonato al loro viso. E Arlecchino riscopre la propria oscura origine, il suo legame con la morte ma anche con la rivoluzione. Una maschera portatrice di distruzione ma anche del fertile seme del cambiamento, quello di cui anche oggi il sistema teatrale italiano ha bisogno.

Il servitore di due padroni_DSC0413

Il servitore di due padroni, regia di Antonio Latella, drammaturgia di Ken Ponzio, visto al teatro Carignano di Torino il 4 marzo 2014

 

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2 pensieri su “Il rivoluzionario Arlecchino di Latella

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