Quando va in scena il dolore parte II: su Oscura immensità

Di nuovo uno spettacolo che tratta di dolore: in questo caso non generato da malattia bensì da crudeltà del destino. Oscura immensità, la messa in scena che Alessandro Gassmann ha tratto dall’omonimo romanzo di Massimo Carlotto – peraltro ispirato a un fatto realmente accaduto – intreccia i monologhi di due uomini fisicamente distanti ma uniti, appunto, dal Fato. L’uno, tale Raffaello Beggiato (in scena è il ruvido e convincente Claudio Casadio), malato terminale di cancro, si trova in carcere in seguito a una rapina conclusasi con un duplice omicidio, quello della moglie e del figlioletto dell’altro, il “semplice” calzolaio Silvano Contin (Giulio Scarpati, adeguatamente dimesso e spiritualmente logorato). Ora la qualità degli ultimi mesi di vita del carcerato – che non ha mai voluto rivelare il nome del proprio complice – dipende dal consenso alla grazia da parte del parente più prossimo delle vittime, ossia il Contin. Amanda non racconterà lo svolgersi della vicenda, né il finale – si tratta pur sempre di un giallo – ma ci tiene a sottolineare alcuni aspetti di uno spettacolo che sceglie di affrontare temi piuttosto attuali e delicati – natura ed efficacia delle pene detentive, legittimità del ruolo assegnato ai familiari, contrapposizione fra giustizia dello stato e giustizia degli uomini – e di esplorare l’animo di uomini dalle esistenze tormentate, benché da calamità diverse. La regia di Gassmann – a differenza di quanto accade in Zigulì o in Pinocchio – preferisce l’enfasi e la grancassa, ricorrendo anche a ologrammi più o meno naturalistici, con effetti quasi splatter e abbondanza di rossissimo sangue. Un’impostazione che, inevitabilmente, oblitera le numerose e non indifferenti questioni sollevate dalla vicenda, tanto che il finale appare come una sorta di acritica legittimazione della giustizia privata. La sensazione di un approccio superficiale al testo – il cui adattamento teatrale, fra l’altro, risulta piuttosto scolastico e stereotipato – è accresciuta dalla caratterizzazione dei personaggi che paiono macchiette, figurine bidimensionali più che uomini in carne e ossa con pensieri e sentimenti certo più complessi di quelli che il copione costringe loro a esprimere. Uno spettacolo che, ancora una volta, Amanda è costretta a classificare come “operazione”, con l’aggravante, però, di maneggiare con disinvolta trascuratezza un materiale fragilissimo.03_Oscura Immensità_DSC4061

Oscura immensità, dal romanzo di Massimo Carlotto, regia di Alessandro Gassmann, visto al Teatro Gobetti di Torino il 1 aprile 2014

 

 

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