Un raffinato e perverso gioco intellettual-teatrale: su Pornografia di Gombrowicz-Ronconi

Si è sicuramente divertito Luca Ronconi ad allestire il romanzo dello scrittore polacco Witold Gombrowicz che, da parte sua, costruì la propria opera disseminandola di falsi indizi e trucchi beffardamente intellettuali. Pornografia ha come protagonisti due colti anziani, Federico – interpretato da Paolo Pierobon – e Witold – Riccardo Bini, quasi controfigura di un Luca Ronconi che pare voler suggerire quel – affatto fittizio – autobiografismo che spinse Gombrowicz a battezzare il personaggio con il suo stesso nome. La coppia, unita da un rapporto ambiguo e simbiotico, non sa darsi pace dell’indifferenza sessuale che i due giovanissimi Enrichetta e Carlo ostentano l’una nei confronti dell’altro. Witold e Federico, solerti e attenti osservatori delle vite degli altri, due incorreggibili e compiaciuti voyeurs, oppongono alla morte di ogni valore – Dio, arte, nazione proletariato, come afferma all’inizio dell’opera Witold – un interesse allo stesso tempo scientifico e morboso verso coloro che si muovono accanto a loro. Un’attenzione che si esplicita non soltanto nell’annullamento delle distanze fisiche che le convenzioni sociali frappongono fra le persone ma, in primo luogo, nell’ansioso dibattere e architettare strategie per conquistare il risultato sperato. Un obiettivo che – forse – viene raggiunto unicamente ricorrendo a un delitto, un atto che consentirà alle due generazioni – almeno per un breve istante – di “guardarsi direttamente in volto”. Ma non si tratta che di un attimo e quel gesto non segna tanto il momentaneo annullamento di una distanza generazionale, ché né Witold né Federico avvertono nostalgia ovvero rimpianto verso la gioventù, anzi vestono con agio gli abiti della propria matura età; quanto la temporanea, ed effimera, condivisione di un’emozione. Non è dunque la contrapposizione fra giovani e vecchi a innervare l’opera, quanto il contrasto fra consapevolezza di una noia esistenziale che soltanto il guardare le vite degli altri aiuta ad attenuare – una coscienza che dona spessore e accentuata fisicità a Federico e Witold – e incoscienza di sé e del proprio modo di essere al mondo, condizione che riduce gli altri personaggi, a partire da Enrichetta e Carlo, a piatte figurine. Una contrapposizione che si traduce scenicamente in un doppio registro di recitazione – l’incostante e carnale vitalità di Bini e Pierobon fa da contrappeso alla statica formularità del resto del cast. La regia, dal canto suo, si diverte a enfatizzare e complicare gli intellettualismi e i giochi di specchi che Gombrowicz sparse qua e là nel suo romanzo e ne duplica sul palcoscenico quel sentimento – in verità né tragico, né malinconico – di fine, di un’epoca – l’opera è ambientata alla vigilia della Seconda guerra mondiale – e di un certo modo di intendere l’arte e la filosofia e, forse, di fare teatro.

01_Pornografia_Pierobon,BiniOR©Luigi Laselva

Pornografia, di Witold Gombrowicz, regia di Luca Ronconi, visto al Teatro Carignano di Torino il 30 aprile 2014

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2 pensieri su “Un raffinato e perverso gioco intellettual-teatrale: su Pornografia di Gombrowicz-Ronconi

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