Teatro di guerra? Su Virgilio brucia e War Now

Amanda fu al debutto del nuovo spettacolo dei veneti Anagoor la scorsa fine giugno, al Festival delle Colline Torinesi. Un lavoro che non mette in scena l’Eneide né l’esistenza di Virgilio o, quantomeno, non soltanto: la genesi del poema è paradigmatica del complesso rapporto fra letteratura e politica, fra artista e sovrano. Una relazione che si traduce spesso nel vagare obbligato in un campo minato, cercando di non abdicare alla propria autonomia artistica ovvero di non accettare compromessi troppo limitanti. La prima parte di Virgilio brucia si concentra appunto su questo tema, alternando brani recitati – il racconto della morte di Virgilio stesso, recitato in armeno; l’illuminante decalogo per scrittori compilato dall’autore serbo Danilo Kiš – al canto eseguito a cappella, ai video e all’azione scenica – la raccolta del miele dalle arnie, quasi una cerimonia laica. E, prologo a questa intensa prima parte, una domanda che la compagnia rivolge in primo luogo a se stessa, ossia qual è il senso dei cosiddetti “classici” oggi? Una questione rilanciata al pubblico e amplificata dagli studenti e dagli insegnanti del liceo Giorgione di Castelfranco Veneto amorevolmente ripresi nel video di apertura, chiosato dalla voce di Marco Cavalcoli, inconsueto professore che, in sintesi, sottolinea come un classico sia tale in quanto capace di riflettere pensieri, emozioni, considerazioni ognora diverse e specchio delle mutazioni intervenute nella società. Una prova di questa riflessione è data dalla seconda sezione dello spettacolo, in sui è rivissuto il momento in cui Virgilio lesse ad Augusto e alla sua corte il libro II  dell’Eneide, in cui è narrata la conquista di Troia da parte degli Achei e il tentativo di Enea di mettere in salvo la propria famiglia.  Accanto all’ineguagliabile prova d’attore di Marco Menegoni/Virgilio, che recita a memoria il canto in latino, permettendo al pubblico di godere appieno della ricchezza espressiva del verso virgiliano, ci sono l’angoscia e la sofferenza di un uomo che, travolto dalla violenza della guerra, cerca di sopravvivere e di proteggere i propri cari. Il dolore è il protagonista assoluto del canto, attonito e disperato, strozza le viscere del pubblico. E, un mese dopo la prima torinese, al festival Drodesera, si riempie di nuovi, tragici echi, quasi a confermare quella definizione di “classico” cui si accennava: in poco più di quattro settimane riconosciamo la lucida e inane disperazione di Enea negli sguardi – ugualmente attoniti e quasi increduli – che ci interrogano dalle prime pagine dei quotidiani. image002

E quelle guerre solo apparentemente lontane – l’Ucraina è pur sempre Europa, il medio Oriente dista meno di 4 ore di volo da Milano – tornano inevitabilmente alla mente assistendo a un altro spettacolo in programma a Drodesera. Il tanto discusso War Now, che Teatro Sotterraneo ha creato insieme al regista lettone Valter Silis. Lo scoppio di un’ipotetica terza guerra mondiale – uno scenario, purtroppo, non puramente distopico – conduce la compagnia a interrogare il pubblico sulle proprie possibili scelte in casi estremi. Dopo la messa in scena di situazioni di guerra costruite sulla falsa riga di celebri sequenze cinematografiche, la parte finale immagina l’inaugurazione – terminato il conflitto – di un sinistro Teatro della Vittoria, battezzato da inquietanti discorsi celebrativi di politici, artisti e persino presunti operatori umanitari. Di nuovo l’arte e il potere, il teatro e la sua vera capacità di raccontare il dolore…

 

Virgilio brucia, di Anagoor, visto al teatro Astra di Torino il 22 giugno 2014 e alla Centrale Fies di Dro (Tn) il 26 luglio 2014. War Now, di Teatro Sotterraneo e Valter Silis, visto alla Centrale Fies il 27 luglio 2014.

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