I disperati di Alain Platel

Il palcoscenico ingombro di vecchi abiti colorati ma inevitabilmente frusti e fuori moda. Cumuli di tessuto dai quali emergono figure disorientate e disperate, un’umanità che «non va d’accordo con la propria esistenza» e, allo stesso tempo, sa di non poter essere altro di quello che è in quel momento e in quel luogo desolato. Lo spettacolo che il coreografo fiammingo Alain Platel ha composto partendo da suggestioni musicali – Tauber Bach, ossia Bach cantato dai sordi, di Arthur Zmijewski – e sociali – un documentario in cui è descritta la vita di una catadora, cioè raccoglitrice, di immondizia. Una figura che, sul palcoscenico, è interpretata e reinventata dall’attrice olandese Elsie de Brauw, sottile e nervosa, appassionata e frastornata. La donna è accompagnata, tormentata ovvero distaccatamente consolata da cinque anime alla deriva come lei: due ragazze e tre uomini, incarnarti dagli splendidi danzatori della compagnia di Platel, les ballets C de la B. I sei personaggi indossano abiti, si dipingono di nera pece, provano ad amarsi – con furiosa disperazione e ansia di vita – per poi tormentarsi e reclamare propri spazi. Una oscura e imperiosa voce fuori campo dialoga con l’attrice, le ricorda quel fallimento cui lei tenta di opporsi. Elsie de Brauw grida, protesta, afferma con determinazione ognora più fragile l’orgoglio della propria scelta di vita. Accanto a lei i danzatori dialogano e cantano a cappella, cercando una solidarietà fra disperati che, al termine, si rivela impossibile. La coreografia è coerentemente “sporca”, asimmetrica e nient’affatto armoniosa: è quella “danza bastarda” ideata da Platel e frutto di un’investigazione senza filtri delle zone più nascoste e istintuali del nostro io. Il risultato è uno spettacolo che Amanda faticherà a dimenticare: un’immersione di un’ora e mezza fra le pieghe più dolorose dell’anima, quelle in cui si celano frustrazioni e fallimenti. Un’immersione alla fine, però, quasi salvifica: Platel riesce a immergerci nelle tenebre e, al termine, farci riemergere, purificati.

08_Tauberbach©Chris Van der Burght

Tauberbach, ideazione e coreografia di Alain Platel. Visto alle Fonderie Limone di Moncalieri il 9 settembre 2014 per l’inaugurazione del festival Torinodanza

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