Un insolito weekend teatrale…

Un paio di settimane fa Amanda ha trascorso un insolito weekend teatrale, assistendo a due diverse mini-rassegne frutto della stretta e non pretestuosa interazione fra luogo e spettacolo. Sabato 13 settembre è stata la volta di Villa il Meleto, ad Agliè, casa natale di Guido Gozzano, cui Renato Palazzi ha dedicato una  “piccola kermesse” teatrale – ironica e lievemente malinconica come sarebbe piaciuto al poeta – dal titolo “or che fiorito ancora è il mio giardino”. Durante il pomeriggio si sono susseguiti quattro diversi spettacoli, conclusi dalla performance di Palazzi stesso, Questa cosa vivente detta Guidogozzano. E se Amanda sorvola sull’imbarazzante esibizione di Valentina Picello e Filippo Renda, meritano invece attenzione il recital proposto da Elena Canone e Mario Brusa, L’ipotesi, e la vera e propria orchestrazione di alcune fra le più note poesie di Gozzano allestita dai Marcido Marcidoris, Quasi gioco col volano: i Marcido e Guidogozzano. Canone e Brusa hanno cucito con delicata efficacia alcune delle lettere scambiate da Gozzano e dalla sua non-amante, la poetessa Amalia Guglielminetti: un amore che il poeta non volle vivere, malgrado – o forse proprio a causa di – l’innegabile affinità fra i due, spiriti acuti ed eccentrici, sensibili e auto-ironici, e dunque inevitabilmente destinati all’infelicità. I Marcido, invece, si sono schierati in coro e, diretti dal “maestro” Marco Isidori, hanno reso perfettamente udibile la musicalità del verso gozzaniano e, allo stesso tempo, ne hanno evidenziato la sferzante e addolorata ironia. E la musica è stata il filo conduttore anche della seconda mini-rassegna cui ha preso parte Amanda: domenica 14 settembre, alla Reggia di Venaria, due performance di danza, messe in scena nell’ambito del progetto “In situ”. Si trattava di due spettacoli cosiddetti “site specific”, pensati a partire da due luoghi particolari della Reggia: Panta Rei della compagnia friulana Arearea ha occupato lo stretto Canale d’Ercole, mentre Vertigine di Giulietta. Il balcone, ideato dalla coreografa torinese Caterina Mochi Sismondi, ha abitato la Cappella di sant’Uberto. Panta Rei, ideato da Marta Bevilacqua, anche interprete con Valentina Saggian, è una tappa coerente nel percorso artistico dell’artista, impegnata a ricercare una possibile unione fra filosofia e spazio urbano, utilizzando la danza contemporanea come mezzo privilegiato per realizzarla. Il movimento – ma anche la staticità significativa e “parlante” – riescono a concentrare sguardi e attenzione sullo spazio, invitano a modificare prospettiva e illuminano sensi inattesi. Un’analoga capacità di sfruttare il “sito” non in modo pretestuoso, bensì drammaturgicamente e significativamente pregnante, qualifica Vertigine di Giulietta: i quattro “balconi” della cappella ospitano altrettante danzatrici, una moltiplicazione di Giulietta che, poi, si confondono con il pubblico,coinvolgendolo concretamente in quella “vertigine” di sentimenti che scuote il personaggio shakespeariano. Un turbamento allo stesso tempo fisico e spirituale che gli spettatori provano  – piacevolmente – in prima persona.

Or che fiorito ancora è il mio giardino, Villa Il Meleto, Agliè (Torino), 13 settembre 2014.

Progetto In situ, Reggia di Venaria (Torino), 14 settembre 2014.         

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Un pensiero su “Un insolito weekend teatrale…

  1. mariella.fabbris@alice.it

    ciao! e brava la giovane Mochi, e del suo senso di vertigine in amore…. mentre per l’antico Palazzi, visto al circolo bloom , non mi era dispiaciuto, affettuoso, elegante, il nostro giornalista attore. Dei Marcidos non ho più avuto modo di incontrarli… lo farò grazie ancora dei continui sguardi, confortano… per chi non può vedere tutto. un bacio Mariella

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