I giganti della montagna secondo Roberto Latini

«Immaginazione». E poi «ho paura», l’ultima battuta del dramma scritta da Pirandello. Parole che compaiono sul fondale e sul sottile sipario semitrasparente che delimitano lo spazio in cui Roberto Latini mette in scena i suoi Giganti della montagna. Parole che non soltanto esprimono emblematicamente la visione dell’arte – e dunque della vita – dell’autore siciliano; ma riassumono vocazione e fatalità di un incontro artistico. Latini – adattatore, regista e unico interprete, dopo alcune repliche condivise con Federica Fracassi – affronta il complesso ed ermetico dramma pirandelliano, attratto dalla sua incompiutezza che, anziché costituire un handicap, pare amplificare la forza – drammatica e speculativa – della parabola di Ilse e di Cotrone. Latini sintetizza in sé i vari personaggi, sfruttando la propria indiscussa perizia vocale, enfatizzata dall’uso di microfoni che, a tratti, sono anche significativi elementi scenici. L’attore è seduto in proscenio, si muove fra due fila di alte spighe di grano, si accoccola in posizione fetale, si erge su bassi trampoli, trasforma una semplice t-shirt in immediato correlativo oggettivo di una composita interiorità. L’immaginazione, la preziosa e pericolosa facoltà che è di Cotrone – e di ogni artista – di suscitare “apparizioni” e risvegliare “fantasmi” – guida anche Latini, concentrato nel tentativo non tanto di dare compiutezza a un dramma che mai potrà averla, quanto di assecondare quel pressoché infinito “arsenale” di possibilità che Pirandello dischiude. Un tentativo che è necessario compiere, anche se quella oscura e sconosciuta vastità non può che suscitare insormontabile paura.    PST1410365385PS541077c9dd5deI giganti della montagna. Atto I, adattamento, regia e interpretazione di Roberto Latini. Visto alle Fonderie Limone di Moncalieri (Torino) l’11 gennaio 2015, nell’ambito della rassegna Parole d’Artista.

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