I Sei personaggi secondo Gabriele Lavia

Non c’è certo da stupirsi se, quella fatidica sera del 1921, il pubblico del Teatro Valle di Roma tentò addirittura di aggredire autore e attori di uno spettacolo che, ai suoi occhi, pareva frutto di menti innegabilmente corrotte – «Manicomio! Manicomio!» fu il grido che sostituì gli auspicati applausi. Non c’è da stupirsi perché i Sei personaggi in cerca d’autore sono un vero e proprio trattato di filosofia che, di colpo, precipitava l’arretrata Italia prossima a cadere nelle malie del fascismo al centro del dibattito culturale europeo. Una densità e una complessità di pensiero che – quasi cento anni fa – pareva frutto di sterili elucubrazioni di una mente disturbata e che oggi, invece, risuona nell’animo degli spettatori in tutta la sua quasi conturbante potenza. Qualità che la filologica e precisissima messa in scena di Gabriele Lavia consente di cogliere e apprezzare nel profondo. Lavia – anche interprete del ruolo del Padre, adeguatamente sanguigno eppure ragionatore, benché con qualche concessione al demone del gigionismo – contamina le due edizioni del dramma, quella del 1921 appunto e quella del 1925, con alcune interessati variazioni rispetto alla tradizione registica dal dopoguerra a oggi, come la morte della bambina anticipata all’inizio del secondo atto e la ripresa di battute presenti nella prima stesura e poi cassate da Pirandello, fondamentalmente per ragioni di “convenienza” ma limpide rivelatrici del suo pensiero. Certo la cura di Lavia si spinge fino alla lettura – la sua voce registrata – di alcune didascalie e alla fedele riproposta di alcune soluzioni registiche indicate dallo stesso Pirandello – per esempio riguardo la scelta delle luci – e tale filologica precisione si combina persino con il ricordo della famosa prima del dramma – alla fine del primo atto gli attori della compagnia abbandonano il palcoscenico gridando, appunto, «Manicomio! Manicomio!». Ma tanto puntiglio ha il merito di sottolineare e porre nella luce più corretta quell’acutissima – e disperata – riflessione sull’immedicabile contrasto fra Realtà e Verità che tanto sconcertò il pubblico del 1921 e che, oggi, riflette la più o meno consapevole condizione di molti uomini e donne imprigionati nella “Forma” della contemporanea società dell’apparire.

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Un’ultima considerazione, questa volta sulla contemporanea società dello spettacolo: assistere a un allestimento con ben 21 attori in scena, prodotto da un’unica realtà – il Teatro della Pergola – in questi anni di crisi e fondi risicati per il teatro stimola non poche domande e riflessioni…

 

Sei personaggi in cerca d’autore, regia di Gabriele Lavia; visto al teatro Carignano di Torino il 20 gennaio 2015

 

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