Il senso della memoria: su Le bambine di Terezin

Fu un campo molto particolare quello di Terezin, non distante da Praga: un luogo di annullamento della dignità umana e di morte, certo, ma popolato da musicisti, poeti, pittori – e moltissimi bambini – e accuratamente “mascherato” da luogo di detenzione ideale dai nazisti. Qui venne condotto l’ispettore della Croce Rossa Internazionale, per il quale i detenuti misero in scena lo spettacolo del campo di concentramento ideale, facendo concludere al giovane e inesperto emissario dell’organizzazione umanitaria che nulla di criminale vi fosse commesso. Terezin fu dunque palcoscenico di un’atroce messa in scena così come il set di un filmato propagandistico con cui il Reich volle smentire le insistenti voci sulla realtà di un piano per lo sterminio del popolo ebraico. Terezin, però, fu anche il luogo in cui vita e morte, speranza e disperazione combatterono strenuamente fino alla liberazione del campo: donne che insegnavano e invitavano i bambini a disegnare, ragazzine che cantavano per esorcizzare la quotidiana miseria. Di tutto questo narra con commossa e partecipata fermezza Paola Bordignon nel suo bel monologo Le bambine di Terezin. Retorica e luoghi comuni sono banditi a favore di rigore documentario – sul fondale sono anche proiettate una mappa di Terezin, spezzoni del film propagandistico che lì venne girato, immagini del campo oggi – e decisa volontà di far conoscere quanto avvenne meno di settant’anni fa. L’attrice è ora una bambina prigioniera, ora una narratrice esterna e, con pochi semplici oggetti, riesce a restituire paesaggi e sentimenti di un microuniverso concentrazionario di cui, purtroppo, pochi conservano memoria. Uno spettacolo semplice ma minuziosamente documentato e fortemente sentito, costruito su quella necessità di testimoniare e raccontare che caratterizza l’autentico teatro di narrazione. Uno spettacolo che, non a caso, viene replicato con successo – termine che qui sta per capacità di coinvolgere, emozionare e insegnare realmente – nelle scuole piemontesi. Scuole che – Amanda lo sa per esperienza diretta – troppo spesso considerano il Giorno della Memoria uno dei tanti “impicci” alla normale attività didattica, da liquidare magari con la visione di uno dei soliti film, senza accompagnamento critico né dibattito…

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Le bambine di Terezin, regia di Giuseppe Morrone e Aldo Pasquero, con Paola Bordignon, prod. Faber Teatro; visto al Teatrino Civico di Chivasso (Torino), il 23 gennaio 2015.

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Un pensiero su “Il senso della memoria: su Le bambine di Terezin

  1. mariella.fabbris@alice.it

    ciao Amanda, è bellissimo lo spettacolo di Paola, si è presa l’autonomia e il senso profondo del suo fare teatro… con questo spettacolo che ho visto qui a settimo per due volte… proprio brava, pensa che ha fatto con me una tappa delle Ariette con La notte dei volatili, secondo titolo, dopo la ripresa del Beato Angelico, ora Cibo Angelico…. mi stava accanto in silenzio e faceva le mie stesse azioni… mi divertivo un sacco con lei al fianco… Il Faber, tutto lo staff, mi aveva incoraggiata a continuare il mio viaggio angelico,… loro tra i primi angelici … loro che immaginavo a settimo…. mah baci bacissimi. a presto prestissimo… non sei venuta ad ivrea a vedere le mie donne – con – seminare idee-

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