La vita ai tempi dei CIE: su Chi ama brucia di Ortika

Teatro di narrazione, teatro di documento, teatro cronaca… uno spettacolo che tratta della realtà ben poco onorevole dei CIE apparterrà sicuramente a una di queste categorie. Così pensava Amanda domenica sera mentre si recava al Cubo, un interessante spazio di Torino, per assistere a Chi ama brucia. Discorsi al limite della frontiera, scritto da Chiara Zingariello con Alice Conti, che è anche regista e unica interprete. Uno spettacolo che si dichiara fondato sulle interviste realizzate a lavoratori ed ex detenuti di un Cie italiano: le succitate categorie teatrali, dunque, parevano giustificate. E, invece, Alice Conti e le sue collaboratrici – costumi di Eleonora Duse, scene e luci di Alice Colla – hanno immaginato una realtà grottesca e quasi distopica, un incubo a occhi aperti con echi da Grande Fratello – sostituito qui da una bionda e suadente Madama Garante – e ampia elargizione di humor nero. L’attrice interpreta un’addetta del CIE, una lavoratrice interinale la cui assenza di concrete prospettive future avvicina più di quanto lei vorrebbe al destino delle tanti badanti e dei giovani divenuti clandestini alla scadenza del permesso di soggiorno dei genitori, di cui quotidianamente è tenuta a occuparsi. L’assenza di professionalità della donna si scontra con la mancanza di razionalità nella gestione – ma già nella concezione – dei CIE così da generare frustrazioni e rivendicazioni che annullano l’umanità di entrambe le parti. La solitudine genera amarezza e cattiveria, le quali accrescono esponenzialmente un disagio che neppure la fantomatica Garante dei diritti dell’uomo è in grado di lenire. Il merito di Alice Conti e delle sue compagne è proprio quello di evidenziare il malessere di chiunque, a vario titolo, sia costretto a stare in un CIE, sottolineando derive psicologiche difficilmente arginabili. La retorica dell’accoglienza e, soprattutto, della tutela dei diritti dell’uomo si spezza contro il muro di cinta del CIE, che soltanto preziose palline da tennis contenenti messaggi dall’esterno riescono a oltrepassare. Uno spettacolo sulla disumanizzazione programmata – ma dis-organizzata – e sulla vanità dei buoni sentimenti realizzato con un linguaggio anti-retorico e anti-narrativo, grottesco e quasi espressionista, indubbiamente efficace.

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Chi ama brucia. Discorsi al limite della frontiera, spettacolo della compagnia Ortika, visto al Cubo di Torino, il 15 febbraio 2015

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