Il lento suicidio della borghesia: su Non si sa come

C’è un’atmosfera di quasi compiaciuta decadenza nell’ultimo dramma completo – benché il finale risulti alquanto posticcio e incongruo – di Luigi Pirandello. Un ritratto, forse non del tutto consapevole, della perdita di valori e, soprattutto, del contatto con la realtà di una classe sociale che, accettata l’ascesa di Mussolini, ne divenne passivo ma consenziente coprotagonista. Una consapevolezza storico-sociologica che non manca, invece, a Federico Tiezzi, regista di una colta e raffinata messa in scena dell’opera pirandelliana. Due coppie – ricche ed eleganti come, fra l’altro, evidenziano i sofisticati costumi di Giovanna Buzzi – si ritrovano per provare il quartetto per archi La morte e la fanciulla di Schubert nella villa di una di loro, nell’assolata e pigra campagna umbra. Un espediente drammaturgico cui ricorre Tiezzi per creare un contesto cultural-simbolico in cui collocare un testo in cui non avviene sostanzialmente nulla e che vive dei dialoghi fra i personaggi, fitti scambi di battute di cui è unico orchestratore il conte Romolo Daddi, che pare sia improvvisamente impazzito. Una follia frutto del tradimento – avvenuto senza una reale ragione, inconsapevolmente, appunto – con Ginevra, moglie dell’amico Giorgio. Romolo, incapace di comprendere come determinati atti possano essere compiuti “non si sa come” e dubbioso che, proprio in quanto quasi involontari, possano essere considerati criminali, coinvolge la moglie Bice, Ginevra e Giorgio in una sorta di seduta psicanalitica di gruppo, condotta fino all’esasperazione. Una esplorazione della psiche – per molti aspetti logorante e gratuita – che conduce Romolo a confessare un omicidio – anch’esso quasi inconsapevole – commesso in giovane età: è il monologo della lucertola, uno dei passi più intensi del dramma. Una confessione che turba ulteriormente gli altri personaggi, costretti loro malgrado ad analizzare e a tentare di giustificare atteggiamenti e comportamenti, anche apparentemente insignificanti. Non a caso Tiezzi fa indossare a tratti ai propri attori – gli eccellenti Sandro Lombardi, Pia Lanciotti, Francesco Colella e Elena Ghiaurov – ingombranti teste di coccodrillo, a segnalare quanto finzione e auto-menzogna ne contraddistinguano le esistenze. Esistenze vissute anch’esse “non si sa come”, quasi al di fuori di se stessi, osservandosi senza tuttavia essere capaci di scorgere la tragedia incombente.

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Non si sa come, di Luigi Pirandello, regia di Federico Tiezzi, visto al teatro Gobetti di Torino il 17 febbraio 2015.

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