Che cos’è un eroe? Su Novantadue di Claudio Fava

Raccontare a teatro fatti accaduti da non troppi anni è sempre rischioso: retorica, mancanza di oggettività ed eccesso di coinvolgimento emotivo possono trasformare l’eventuale spettacolo in comizio ovvero in predica laica. Il teatro è lo specchio del mondo certo, ma la sua capacità di riflettere la realtà è tanto efficace e “vera” quanto sa mantenere la giusta distanza e guardarla con occhi non accecati da interessi e idiosincrasie affatto individuali. Una lunga premessa per parlare di uno spettacolo che tratta di fatti ancora attuali, il cui testo è stato scritto da un uomo in quelle vicende profondamente coinvolto. Si tratta di Novantadue- Falcone e Borsellino vent’anni dopo, un dramma di Claudio Fava, giornalista, scrittore e uomo politico che la mafia conosce molto bene, per interesse professionale e per esistenziale coinvolgimento. Un’esperienza che gli consente di ricostruire con esattezza storica la vicenda dei due giudici, dai mesi trascorsi in isolamento nel carcere dell’Asinara per preparare il processo contro i capi-mafia e per sfuggire a possibili attentati – un esilio non volontario bensì deciso dallo Stato – passando per la frustrazione, che mai si traduce però in rinuncia, per gli ostacoli che quello stesso paese che essi desiderano servire pone alla loro azione; fino ai terribili attentati che ne interromperanno definitivamente l’opera. Il testo di Fava riesce a raccontare tutto ciò bilanciando con abilità ricostruzione storica e indagine di pensieri e sentimenti dei due giudici, così che l’indignazione per la debolezza di uno stato che si inchinò a trattare con spietati capi-mafia non si esprime con rabbiosi ma vuoti proclami ovvero slogan, bensì con una lucida, articolata, incontestabile ricomposizione di quanto realmente avvenne. E se a tratti tale testarda precisione diviene didascalica dimostrazione – utile, però, allorché il pubblico sia composto da adolescenti oppure da adulti con scarsa memoria – essa è complementare al ritratto dell’invincibile umanità dei due giudici. Falcone e Borsellino sono magistralmente interpretati da Filippo Dini e Giovanni Moschella, affiancati in scena dall’eclettico Fabrizio Ferracane, interprete del viscido capo dei due così come un mafioso che è stato arrestato. I due giudici riaffiorano nella memoria del pubblico come magistrati ligi al proprio dovere – caratteristica che non dovrebbe essere una qualità da evidenziare bensì realtà scontata, almeno in un paese “normale” – e uomini “reali”, con dubbi e fragilità, vizi – le sigarette di Borsellino – e momenti di scoraggiamento. Ritratti di quella che dovrebbe essere la “normalità” – si sceglie un lavoro e lo si svolge al meglio e con onestà – e che purtroppo, troppo spesso, si è trasformata suo malgrado in involontario eroismo.

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Novantadue- Falcone e Borsellino vent’anni dopo, di Claudio Fava, regia di Marcello Cotugno; visto al teatro Baretti di Torino il 4 marzo 2015.

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