Un fedelissimo tradimento: su Il giuoco delle parti con Umberto Orsini

Adattare Pirandello e rimanergli comunque totalmente fedele, lumeggiandone persino modernità di pensiero e capacità di indagine dell’animo umano. Umberto Orsini, con il regista Roberto Valerio e lo scenografo Maurizio Balò, riesce a confermarci con limpida essenzialità la modernità del drammaturgo siciliano, di cui è evidenziata la genuina pietas nei confronti dei propri personaggi, fragili e “colpevoli” eppure degni di compassione per la loro strenua umanità. Lo spettacolo ha inizio quando il dramma si è già compiuto, probabilmente molti anni sono trascorsi ma le conseguenze di quella vicenda sono tuttora vivide e dolorose. Leone Gala abita l’essenziale stanzetta di quello immaginiamo essere un manicomio e quotidianamente, in sogno ovvero in concretissime allucinazioni, rivive i fatti che condussero alla morte in duello dell’amante della moglie, Guido Venanzi. Imprigionato in quegli accadimenti del passato, Leone – magnificamente interpretato da Orsini – compie ogni giorno le medesime azioni e le medesime riflessioni, nel tentativo – in verità impossibile – di rimettere ordine in quell’episodio, tragicamente beffardo. Dialogando ora con i fantasmi della moglie – che, nondimeno, al termine dello spettacolo riappare, invecchiata e livida, quale visitatrice fredda e costantemente accusatrice – e di Guido; ora con l’infermiere e il medico che se ne prendono cura, Leone ripercorre quanto avvenne, rimeditando singole battute e movimenti anche apparentemente involontari. Si scioglie il distacco quasi cinicamente scientifico con il quale Leone aveva condotto l’amante della moglie a combattere in quel duello escogitato per intrappolare, invece, proprio lui. A quella “parte” si sostituisce una lucida follia, il vero volto di un uomo alla ricerca – vana – del reale “io” di un tempo così come delle fisionomie autentiche di coloro che allora parteciparono al suo stesso “giuoco”, spogliate della maschera che il ruolo da loro assunto richiedeva. Aldilà della regia schematica e della scenografia fin troppo essenziale, un adattamento intelligente e meditato, frutto di una profonda conoscenza e affinità con il pensiero pirandelliano e sostenuto dall’interpretazione colta e impeccabile non soltanto di Orsini ma altresì di Alvia Reale (la moglie) e Totò Onnis (Venanzi).

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Il giuoco delle parti, di Luigi Pirandello, regia di Roberto Valerio, visto al teatro Carignano di Torino il 5 maggio 2015.

 

 

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