In fuga dagli oggetti: sul Furioso di Lenz

Una cascina isolata nella dolce pianura a pochi chilometri da Parma: un luogo tramutato in museo etnografico dal suo ultimo abitante, Ettore Guatelli, che, fra horror vacui e antropologico desiderio di raccogliere infinite testimonianze del lavoro e delle abitudini contadine, costruì a partire dal Secondo dopoguerra una collezione eterogenea e immensa che oramai colma ogni singolo centimetro di ogni stanza dell’abitazione avita. Oggetti di qualsiasi genere – chiavi, forbici, cavatappi, ecc. – scatole di latta e di legno, strumenti musicali, tappi di bottiglia e lattine: il tutto disposto ordinatamente e, in alcuni casi, artisticamente, quasi a creare insoliti elementi decorativi. Una quantità e una varietà tali da togliere il fiato e generare un leggero senso di vertigine: effetti che Maria Federica Maestri e Francesco Pititto – ossia la compagnia Lenz – hanno drammaturgicamente sfruttato scegliendo Il museo Guatelli per le prime due tappe – in tutto ne sono previste otto – del loro nuovo progetto dedicato all’Orlando Furioso. Il primo episodio – intitolato La Fuga – ha per protagonista Angelica, affannata a scappare dai paladini, primo fra tutti Orlando; ma anche Bradamante che, all’opposto, è impegnata nella ricerca del fuggitivo Ruggero. L’azione inizia all’esterno del museo, nel porticato chiuso da tendoni sui quali sono proiettate le immagini dei personaggi; e poi nel prato antistante. Si passa, dunque, all’interno, in una sala colma di attrezzi in ferro – molti dei quali oramai arrugginiti – e al centro della quale agiscono le due attrici che impersonano Angelica: la donna non scappa soltanto da Orlando e dagli altri uomini, che le suscitano ribrezzo, ma altresì da quell’enormità di forbici, coltelli, chiavi…Oggetti che si tramutano in simboli di costrizione, violenza, soffocamento: lo spazio e le cose che in esso sono contenute divengono però concreto correlativo della metaforica prigione in cui Angelica si sente intrappolata. Attori e pubblico, così, respirano a pieni polmoni uscendo dalla casa e ritornando sul prato e poi sotto il porticato, luoghi dove è agita la seconda parte del progetto, L’isola, incentrata sul personaggio della maga Alcina. Divenuta qui un’anziana maîtresse con sgargiante abito orientaleggiante, la donna appare incapace di vedere e dunque accettare il proprio decadimento fisico. E, a sottolineare come la bellezza e i poteri della “presunta” maga siano oramai appassiti, Maestri e Pititto ne affidano la parte a Delfina Rivieri, la più anziana fra i loro magnifici attori “sensibili” – artisti con disabilità psichica e intellettiva, coinvolti grazie alla pluriennale e fruttuosa collaborazione con il Dipartimento Assistenziale integrato di Salute Mentale Dipendenze Patologiche dell’AUSL di Parma. E, ad accrescere ancora il claustrofobico sentimento di fine, l’ultima scena – in video – mostra Alcina distesa sul letto che fu di Guatelli stesso, accanto a lei due giovani cavalieri, angeli della morte. Ultimo sipario di uno spettacolo colmo di rimandi letterari e filosofici così come di sentimenti e pensieri tanto semplici e primari quanto struggenti: la quieta disperazione di Orlando che teme di essere troppo vecchio; l’abbraccio, esitante e allo stesso tempo appassionato, fra Bradamante e Ruggero; le disincantate ma scontrose illusioni dell’anziana Alcina. La raffinatezza e l’alta qualità pittorica e intellettuale della costruzione registica, visiva e musicale si amalgamano naturalmente alla concreta poesia delle parole e delle interpretazioni degli attori sensibili che, affiancati dai performer abituali di Lenz, sanno restituire complessità e sentimento agli immortali versi di Ariosto.

Il Furioso, #2 L'Isola - Lenz Fondazione - © Francesco Pititto (5)

Il Furioso: I La fuga; II L’isola, di Lenz Fondazione, visto al Museo Guatelli (Ozzano Taro di Collecchio – Parma) il 27 giugno 2015.

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