Teatro e politica: sul festival di Santarcangelo

Il teatro come spazio di dibattito sulla contemporaneità, la scena come luogo privilegiato per l’azione politica: ad Amanda è parsa evidente l’idea di arte alla base delle scelte compiute da Silvia Bottiroli, direttrice del festival di Santarcangelo. Ma come e quanto questa concezione delle arti performative – non solo prosa, ma anche danza ovvero creazione multimediale – si è realizzata negli spettacoli in cartellone durante la prima fine settimana della rassegna? Paradossalmente – o forse no – proprio gli spettacoli più dichiaratamente “politici” si sono rivelati alla prova del palcoscenico deboli e scarsamente efficaci al contrario di altri che solo trasversalmente si occupano della “cosa pubblica”. Partiamo con Some use for your broken clay pots dello svizzero Christophe Meierhans: una sorta di conferenza, cui è richiesto l’intervento attivo e critico del pubblico in sala, su un’ipotesi di costituzione, e dunque di nuova forma di governo, elaborata dallo stesso artista. Dialogando affabilmente con gli spettatori in italiano – da apprezzare lo sforzo compiuto da Meierhans – e aiutandosi con lucidi proiettati sul fondo del palcoscenico, lo svizzero illustra un sistema politico innovativo, in cui i cittadini tutti divengono responsabili di quanto accade; da una parte, “squalificando” quegli amministratori che non si dimostrano all’altezza del compito loro affidato; e, dall’altra, accettando di essere essi stessi scelti per ricoprire uno dei quindici – tanti i settori individuati – “ministeri” che garantiscono il buon funzionamento dello stato – o, più realisticamente, la città o la regione. La conferenza-dibattito procede così per circa due ore, senza mai trasformarsi in spettacolo – malgrado i due vasi di fiori che, in momenti diversi, precipitano dall’alto – e senza mai rivelare chiaramente l’intento dell’artista. Una proposta surreale a testimoniare dell’attuale crisi dell’idea di democrazia, un ironico ritratto dei tanti capi-popolo che animano la scena europea, un modello costituzionale da prendere sul serio, come farebbe pensare il volume che ne contiene tutti gli articoli, redatto in varie lingue e in vendita dopo lo spettacolo? Amanda non è in grado di rispondere ma è nondimeno sicura della scarsa efficacia del lavoro di Meierhans che suscita sì domande ma certo non sulla realtà politica in cui viviamo. Analogamente deludente è stato Our Secrets di Béla Pintér, attore e regista ungherese, considerato uno dei drammaturghi più influenti della scena teatrale del suo paese. Ambientato durante i bui anni Ottanta minati dalla censura e dalle limitazioni alle libertà personali imposti dal regime comunista, lo spettacolo mette in scena le vicende familiari e politiche di due degli animatori di una sala da ballo. Fra pedofilia, divorzi difficili, stampa clandestina e ingerenza della polizia segreta, lo spettacolo procede stancamente verso un finale affatto prevedibile, senza riuscire a coinvolgere attivamente lo spettatore. Un argomento interessante e attuale – tuttora il governo ungherese rifiuta di rendere pubblica la lista degli informatori della polizia segreta e, non solo, attua politiche apertamente liberticide – sviluppato superficialmente mediante un linguaggio drammaturgico fiacco e antiquato. Tutt’altro che inefficace è, all’opposto, la poetica dell’autore e regista iraniano Amir Reza Koohestani: il suo Timeloss è una sorta di “look back in anger” in cui tuttavia la rabbia – in fondo un’inutile dissipazione di forze – è sostituita da una concreta e costruttiva nostalgia. L’artista riprende lo spettacolo che, dodici anni fa, gli diede la notorietà – Dance on Glasses – rimettendo in scena gli attori di allora, impegnati a doppiare il video realizzato nel corso di una replica del lontano passato. Seduti su sedie poste sui due lati del palcoscenico, pressoché immobili, i due discutono, ricordano, dichiarano la sostanziale impossibilità di tornare indietro. Un tempo oramai perduto, che avremmo potuto ma non siamo stati capaci di modificare. Ecco, è proprio nella struggente ma lucida dichiarazione dell’incapacità di cambiare quello che è stato e, dunque, nell’implicita affermazione del valore non negoziabile della responsabilità individuale che sta la “politicità” dello spettacolo di Amir Reza. Artista attivo in uno dei paesi al mondo in cui la censura gode ancora di ottima salute, Amir chiaramente suggerisce come il riconoscimento dell’individuo, della sua libertà come della sua responsabilità, sia il primo indispensabile passo verso la democrazia. MDLSX © End & Dna 3

E libertà significa anche vivere apertamente la propria sessualità, per quanto non ordinaria essa sia: lo rivendica con potenza e ineguagliabile generosità Silvia Calderoni in MDLSX, creato con Daniela Nicolò ed Enrico Casagrande. Mescolando autobiografia e letteratura – il romanzo di Jeffrey Eugenides di cui è protagonista l’ermafrodita Calliope/Cal – un’accurata ed evocativa playlist musicale e immagini – in video e ricreate sulla scena – di ora ironica ora spietata simbolicità, i Motus rivendicano la “normalità” di quanto il buon senso e il moralismo fariseo etichettano come “mostruoso”. In una società in cui si discute di gender e si censurano innocui libri per l’infanzia, in che altro modo si può assolvere a quella funzione che il teatro ebbe fin dalla sua nascita in Grecia, ossia interrogarsi criticamente sulla propria contemporaneità? E domande ne pone anche Cristian Chironi: l’artista visuale sardo ha percorso con un registratore il mercato che ogni venerdì colonizza vari spazi del centro di Santarcangelo e ha poi realizzato una sorta di museo diffuso, da percorre con l’ausilio di un’audioguida che riproduce brani di conversazioni con mercatali e clienti, descrizioni di luoghi, citazioni letterarie e riflessioni. Ne esce un parziale ma significativo ritratto delle paure e delle contraddizioni della nostra confusa società.

Some use for your broken clay pots di e con Christophe Meierhans; Timeloss di Amir Reza Koohestani; Audio Guide di Cristian Chironi; MDLSX della compagnia Motus; Our Secrets di Béla Pintér; visti al Festival internazionale del teatro in piazza di Santarcangelo, Santarcangelo di Romagna, il 10 e l’11 luglio 2015.

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Un pensiero su “Teatro e politica: sul festival di Santarcangelo

  1. mariella.fabbris@alice.it

    grazie!! ci vediamo queste sere alla Cavallerizza giovedì , venerdì a Venaria e sabato ad Agliè —- Baci Mariella

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