Incontrare se stessi attraverso l'”altro”: sullo spettacolo di Simon McBurney

Per Amanda è sempre un vero piacere dedicarsi al “turismo teatrale”, ovvero al viaggio – certo anche per lavoro – finalizzato ad assistere a uno spettacolo. Un modo anche per non lasciarsi soffocare dal provincialismo che affligge parte dell’ambiente teatrale nostrano. Il piacere, poi, aumenta quando lo spostamento ha quale meta artistica un artista di cui magari si è molto sentito parlare ma di cui mai si è avuta la possibilità di fare la conoscenza “di persona”. Così Amanda, in compagnia di un’amica-operatrice teatrale, ha travalicato le Alpi per andare a “incontrare” il regista e attore britannico Simon McBurney. Il suo spettacolo, intitolato proprio The Encounter, è tratto dal romanzo Amazon Beaming di Petru Popescu, in cui lo scrittore di origine romena racconta la straordinaria esperienza vissuta durante gli anni Settanta del Novecento dal fotografo statunitense Loren McIntyre, che s’imbarcò in una solitaria spedizione nella foresta amazzonica alla ricerca della sorgente del Rio delle Amazzoni. Un viaggio complesso che portò McIntyre a contatto con il popolo dei Mayoruna, presso i quali soggiornò per un certo periodo. Un “incontro” sul quale McBurney costruisce il proprio stratificato spettacolo. Un monologo che, nondimeno, non può essere ridotto alla sola teatralizzazione del viaggio di esplorazione compiuto da McIntyre e alla visionaria narrazione del suo progressivo e ognora più coinvolgente approccio con i Mayoruna. Sì, poiché McBurney moltiplica i piani drammaturgici e i contenuti psico-filosofici e sfrutta l’esperienza certo eccezionale del fotografo quale tronco dal quale si allungano rami contorti ed eterogenei: la persistenza del passato nel presente e la necessità di cancellarlo per vivere appieno ma anche la consapevolezza dell’inconciliabilità del progresso alle leggi primigenie della natura; la fragilità del concetto di realtà; la consistenza e la necessità della stessa operazione teatrale messa in atto. the_encounter_rehearsals_c_gianmarco_bresadola_6_barbican_editIl medium privilegiato dall’artista è il suono: agli spettatori sono fornite delle cuffie, attraverso cui udire la voce – a tratti alterata per suggerire i differenti personaggi – dell’attore, ma altresì il suono stesso della foresta – aliti di vento, frusciare di foglie – così come commenti e spiegazioni scientifiche forniti da vari esperti e persino interventi della stessa figlia di McBurney, incapace di prendere sonno. Ecco dunque la dimensione meta teatrale: l’artista è seduto a una scrivania affollata – come i lati e il fondo del palcoscenico – di bottiglie d’acqua, due microfoni e una vecchia videocassetta, impegnato a raccontare – o meglio “sussurrare”, ecco un’altra giustificazione per le cuffie – agli spettatori una storia densa di meraviglia, così come il padre faceva con lui per addolcirgli il sonno. McBurney è, alternativamente, il fotografo McIntyre costretto dal confronto con i Mayoruna – e in particolare con il loro capo-tribù, con il quale è convinto di riuscire a comunicare telepaticamente – a rimettere in discussione certezze e verità granitiche; l’artista impegnato in una prova notturna del proprio spettacolo costretto a fronteggiare l’insonnia della figlioletta, e l’attore sullo spoglio palcoscenico del Théâtre du Vidy di Losanna. Piani che si intersecano e rivelano la pluralità di implicazioni di quell’invito a «tornare all’inizio» più volte reiterato dallo sciamano-capotribù a McIntyre e che, anziché auspicare un nostalgico e inane ritorno al passato, sembra suggerire la necessità di re-incontrare se stessi: desideri e progetti messi da parte ma, soprattutto, moventi e necessità delle proprie azioni, compreso lo stare su un palco a raccontare storie. Azione che, fra l’altro, McBurney compie benissimo: ma se l’artista britannico fosse soltanto un efficace narratore non si spiegherebbero la concentrazione emotiva e la densità filosofica di uno spettacolo che catapulta in una realtà “altra” nella quale, forse, lo spettatore riesce a riconosce la propria intima identità.

The Encounter, di e con Simon McBurney, visto al Théâtre du Vidy di Losanna il 12 settembre 2015

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