Brecht nostro contemporaneo?: su Vita di Galileo secondo Gabriele Lavia

Un dubbio assale Amanda ogni volta che le capita di assistere alla messa in scena di un dramma di Brecht: ma l’autore tedesco è davvero ancora attuale? Come si spiega quel sentore di anacronismo che ne avvolge gli allestimenti? Forse l’approccio dei registi italiani non è corretto e la grande ombra di Strehler certo non regala loro sicurezza… Con incertezza, dunque, Amanda si è recata al teatro Carignano per assistere a Vita di Galileo – uno dei drammi più complessi e finanche contradditori di Brecht – affrontato da Gabriele Lavia, il quale, fra l’altro, ha dichiarato di aver scelto di dedicare la propria esistenza al teatro proprio dopo avere assistito al celebre – e oramai “leggendario” – allestimento di Strehler del 1963. Lavia realizza uno spettacolo a dir poco sontuoso: ventisei interpreti, tre musicisti, innumerevoli cambi di scena e di costumi, sipari corali di notevole impatto. Non vi sono cartelli né “straniamenti” ma, al contrario, Lavia pare spingere proprio sul pathos: il plateale svenimento della figlia Virginia alla notizia del mancato matrimonio, la scena dell’abiura… Eppure questo evidente “tradimento” della poetica brechtiana riesce, paradossalmente, a meglio veicolarne i fini didattici, come testimonia la concentrata attenzione del pubblico, che pare non patire le quattro ore e più di spettacolo. Il rapporto fra scienza e potere, la ricerca ostinata della verità, l’unica capace di sconfiggere ignoranza e schiavitù ma anche l’egocentrismo di un padre che sacrifica alla ricerca del sapere la felicità della figlia, uno scienziato ma soprattutto un uomo, a tratti opportunista, capriccioso e amante dei piaceri della vita. Lavia ricostruisce l’uomo Galileo, restituendone contraddizioni e debolezze, queste ultime fonte di non pochi dubbi in Brecht che, non a caso rimise mano al suo dramma in tre momenti successivi. Certo quello che Amanda ha visto in scena al Carignano non è il Galileo modellato dal drammaturgo tedesco bensì quello immaginato da Lavia eppure quell’accorata affermazione della reale funzione della scienza, ossia migliorare l’esistenza degli esseri umani, scritta da Brecht con il pensiero alla tragedia della bomba atomica, risuona ancora lucida e pressante grazie all’interpretazione appassionata e partecipe dell’attore e regista. Un tradimento, dunque, che, paradossalmente, sa restituire la genuina consistenza filosofica e politica del dramma originale. Più fedele di tante messe in scene brechtiane solo formalmente ortodosse.    01_VITA DI GALILEO_Gabriele Lavia_ ph. Filippo Milani

Vita di Galileo, di Bertolt Brecht, regia di Gabriele Lavia, visto al teatro Carignano di Torino, il 15 ottobre 2015.

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