Indagare sulla nascita della tragedia a Genova: su teatro Akropolis

Un complesso scolastico anni Sessanta/Settanta a Sestri Ponente, una sorta di borgo indipendente nella periferia di Genova, nei pressi dell’aeroporto. In quella che era l’aula magna da qualche anno Teatro Akropolis ha costruito la propria sede operativa, trasformando quell’anonima sala in neutro e dunque flessibile spazio teatrale. E qui, ogni anno, in primavera, Clemente Tafuri e David Beronio organizzano Testimonianze ricerca azioni , un’articolata rassegna – non un festival, quanto un cartellone concentrato nel tempo e assai denso – dedicata alla ricerca teatrale. Spettacoli certo, ma anche seminari, laboratori e residenze artistiche che tramutano un semplice programma di eventi in un “progetto”, coeso e significativo. Amanda ha trascorso un’unica serata a Genova, tuttavia sufficiente per cogliere la serietà, la coerenza e la passione sottese al lavoro di Teatro Akropolis che, fra l’altro, è anche casa editrice, impegnata da anni nella pubblicazione di volumi contenenti le riflessioni degli artisti ospiti della rassegna, ma anche degli scritti di Alessandro Fersen, debitamente curati e chiosati.  Oltre che organizzatori teatrali ed editori, Tafuri e Beronio sono però – e, forse, soprattutto – drammaturghi e registi e, nel corso della rassegna, hanno riproposto il proprio spettacolo Morte di Zarathustra, tappa della loro ricerca sulla nascita della tragedia e sul coro ditirambico. Quattro performer in scena – Luca Donatiello, Francesca Melis, Alessandro Romi, Felice Siciliano – esplorano se stessi e gli altri attraverso i propri corpi, percorrendo un cammino a ritroso nella storia del teatro, giungendo alle sue remote origini, a quella forma pre-verbale e pre-narrativa da cui esso progressivamente si sviluppò. Il “verbo” non è pronunciato ma incarnato nei corpi in costante tensione degli interpreti: eloquenti veicoli di tensioni e affezioni, gambe e braccia, volti, mani e piedi riempiono il palcoscenico vuoto – soltanto un tavolo – e immerso nella semi-oscurità, descrivendo un’empatica parabola conoscitiva. Aggressività, curiosità, attrazione, repulsione, complicità: sentimenti istintuali e dinamiche interpersonali che i quattro performer sperimentano – palesando una preziosa consapevolezza delle infinite potenzialità espressive dei propri corpi – e fanno, indirettamente, sperimentare al pubblico. Al termine, una citazione tratta da Nietzsche – ovviamente – ci riporta all’oggi, a quel punto di partenza che è ora divenuto meta consapevole.

 

Morte di Zarathustra, drammaturgia e regia di Clemente Tafuri e David Beronio, visto al Teatro Akropolis di Genova  il 14 aprile 2016.

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