Un Cechov da manuale: su Ivanov diretto da Filippo Dini

Negli ultimi mesi è capitato ad Amanda di vedere un paio di deludenti allestimenti cecoviani – Il gabbiano secondo Ostermeier; Il giardino dei ciliegi diretto da Valter Malosti. La delusione nasceva dalla ridotta fiducia – forse inconsapevole – che i suddetti pur stimati registi parevano mostrare nei confronti del dettato di Cechov, quasi fosse necessario aggiungere sovrastrutture di varia natura – politiche, metateatrali, ideologiche – a quei drammi apparentemente fondati sul niente ma che, in verità, riflettono con evidenza accecante la fragilità umana. Con gioia, dunque, Amanda ha “gustato” la messa in scena di Ivanov – il primo dramma “completo”, composto da Cechov ad appena 27 anni, assai poco rappresentato in Italia – diretta da Filippo Dini, anche interprete nel ruolo del protagonista.ivanov_notari-zerbinati-falini-pepe-pannelli_ph-lamanna_dsc_3857

La fedeltà al testo si unisce a invenzioni registiche “minimali” ma capaci di imprimere nello spettatore vivide emozioni: il gesto del braccio per indicare l’intensità dell’amore verso la moglie Sara; il prolungato, agghiacciante gioco con la pistola fra Ivanov e Borkin al sollevarsi del sipario; l’infinita danza di morte di Ivanov e Sara; uno scialle adagiato in un certo modo sulle spalle e un cuscino usato per un’innocua ma irrimediabilmente colpevole battaglia. Dini sa restituire senza forzature né artificiosità quell’”orizzontale” melanconia propria della scrittura cecoviana, così come riesce a cogliere quella bonaria eppure amara comicità che l’autore russo regala a molti dei suoi personaggi quale autoironica armatura per sopravvivere alla propria invincibile frustrazione. Dini – e tutta la sua affiata e brillante compagnia – costruisce uno spettacolo profondamente cecoviano senza essere né filologico né tanto meno didascalico, bensì componendo originali sinfonie in una chiave ben interiorizzata e, soprattutto, realmente amata.

Ivanov, di Anton Cechov, regia di Filippo Dini, anche interprete con Sara Bertelà, Nicola Pannelli, Antonio Zavatteri, Orietta Notari, Valeria Angelozzi, Ivan Zerbinati, Ilaria Falini, Fulvio Pepe. Visto al Teatro Carignano di Torino il 7 dicembre 2016.

 

 

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