Quando il teatro imita – male – il cinema: su Venere in pelliccia

I rapporti fra cinema e teatro sono fitti e intricati: capita che un film tratto da una commedia – Venere in pelliccia, regia di Roma Polanski, tratto dall’omonimo play dello statunitense David Ives – ispiri la messa in scena teatrale di quello stesso dramma, sfruttando sicuramente il successo e la curiosità suscitati dalla pellicola cinematografica. E così l’attrice Sabrina Impacciatore, nota soprattutto per la sua verve comica, ha convinto il regista torinese Valter Malosti a mettere in scena la commedia di Ives, chiedendogli anche di interpretare la parte del protagonista maschile. Ecco allora che, sul palcoscenico, Malosti interpreta se stesso – il “personaggio” Valter Malosti più che l’”uomo” V.M. – ossia il regista impegnato nei provini per rintracciare la futura interprete femminile del suo adattamento del romanzo di Sacher-Masoch da cui è tratto anche il titolo della pièce. Malosti, con ammirevole auto-ironia, mette in gioco se stesso, divertendosi apertamente a recitare questo suo doppio e palesando quanto questo spettacolo sia per lui soprattutto un divertissement, un lavoro su commissione che diventa occasione per sperimentarsi con ironia e leggerezza. Certo una simile interpretazione non appare coerente con le peculiarità del personaggio creato da Ives e poi riletto da Polanski e nondimeno la scelta interpretativa di Malosti risulta del tutto coerente con il suo disegno registico, inevitabilmente plasmato dalle qualità attoriali di Sabrina Impacciatore. Impossibile  – e certo scorretto – paragonarla con la seducente Emmanuelle Seigner, eppure Amanda si sarebbe aspettata una maggiore consapevolezza del palcoscenico e, soprattutto, una più ampia gamma interpretativa: così Impacciatore se la cava “dignitosamente” nella parte dell’attricetta di bassa categoria, pur trasformandola in una “borgatara” piuttosto volgare e dal “c…o” facile, ma non possiede né la presenza scenica né la capacità “professionale” per restituire la seconda identità di Wanda, l’attrice giunta in ritardo al provino. L’ambiguità, il non-detto, il mistero che pian piano avvolgono il personaggio della donna non vengono restituiti in alcun modo dall’Impacciatore che, certo, si concede generosamente al palcoscenico ma senza possedere i mezzi per abitarlo. Il risultato è uno spettacolo che non sa ricreare quell’atmosfera ognora più ipnotica, ambiguamente visionaria e dionisiaca, che contraddistingue il play –  e il film di Polanski – riducendosi così a un divertissement – anche un po’ troppo lungo e alfine noioso –  senza alcuna necessità.

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Venere in pelliccia, di David Ives, regia di Valter Malosti, anche interprete con Sabrina Impacciatore; visto al teatro Gobetti di Torino il 13 febbraio 2017.

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