E se riparlassimo di teatro? Su Bestie di scena di Emma Dante

Oramai pare che di teatro si torni a parlare soltanto quando c’è qualche motivo di scandalo, perché una regista – che, fra l’altro ha anche fatto l’attrice, non solo all’inizio della sua carriera al glorioso Gruppo della Rocca ma pure un paio di anni fa, in Io, Nessuno e Polifemo, Amanda ci tiene a puntualizzare, viste le scarse conoscenze palesate recentemente da alcuni improvvidi recensori – obbliga alla nudità i suoi attori, mette in scena uno spettacolo senza testo ed è pure prodotta dal principale teatro d’Italia e chissà cosa direbbe Ronconi se fosse ancora vivo… Amanda invece – che lo spettacolo l’ha visto per davvero – vorrebbe condividere qualche impressione e riflessione.

Gli ultimi spettacoli di Emma Dante non avevano convinto molto Amanda, che riscontrava una certa “stanchezza”, un ripetersi di idioletti ognora meno sonori ed espressivi. E dunque con una certa perplessità si è accomodata in un teatro Strehler colmo di “addetti ai lavori” – si trattava di una generale aperta al pubblico – e in cui le chiacchiere coprivano l’ansimare dei quattordici attori, già sul palcoscenico, impegnati nel training. Lentamente i performer si tolgono scarpe e abiti, gettandoli giù, dove platea e palco si incontrano… Rimasti nudi si coprono genitali e seni, anche reciprocamente: sono una comunità solidale, unita nel reagire agli stimoli che giungono dalle quinte: petardi e carillon, stracci e scope, noccioline e spade… Il disagio e l’imbarazzo iniziali lasciano progressivamente spazio a individualità e manie, idiosincrasie e passioni e ognuno dei performer pare acquistare consapevolezza di sé e del proprio corpo tanto da rifiutare, nel finale, di indossare uno dei tanti abiti che dalle quinte invadono il palcoscenico. Una coscienza di sé che si traduce in uno sguardo diverso rivolto ora agli spettatori; differente rispetto a quanto avveniva all’inizio dello spettacolo. Sì perché al centro del lavoro di Emma Dante c’è la relazione: quella con il sé più profondo, in primo luogo, e poi con gli altri e con quella particolare specie di “altri” che sono gli spettatori. È lo sguardo dei performer e non la loro nudità – di cui in breve tempo ci si dimentica, anche perché non vi è nulla di erotico ovvero malizioso in essa – a “disturbare” il pubblico, a chiamarlo in causa in una relazione che non può comportare gradi differenti di responsabilità fra chi sta dentro e di chi sta fuori il palcoscenico. Con questa spettacolo Emma Dante chiede a se stessa e a i suoi attori di mettersi in gioco, di “giocare” la propria esistenza sul palco, ma allo stesso rischio è richiesto di esporsi pure agli spettatori: quanti di noi sono davvero disposti?

Bestie di scena, ideazione e regia di Emma Dante; visto al teatro Strehler di Milano il 27 febbraio 2017.

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