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Quando arte contemporanea, architettura e performance riescono a dialogare: su Metropolitan Art

È ancora, purtroppo, assai radicata quella plurisecolare divisione fra le arti che porta a rigide e oramai anacronistiche classificazioni: Amanda, dunque, è stata felice di partecipare a Metropolitan Art, un «percorso artistico-culturale» messo a punto da Stalker Teatro/Officine CAOS in stretta e fruttuosa collaborazione con il Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli/Museo d’Arte Contemporanea. Si parte da Porta Susa e il bus/navetta porta gli spettatori al Castello di Rivoli, dove un’approfondita visita guidata alla collezione permanente così come alla mostra temporanea Colori consente di conoscere da vicino le opere che hanno ispirato la performance Reaction, cui ci assiste alle Officine Caos. Ma, prima di giungere alla sala teatrale, gli spettatori/turisti hanno l’opportunità di esplorare alcune zone delle Vallette, il periferico quartiere di Torino dove ha sede il teatro: due volontari raccontano con pacato ma sincero entusiasmo la genesi di un’area cittadina pensata come utopico luogo comunitario dagli architetti – assai noti – che la progettarono e che, nondimeno, gli effettivi abitanti non vissero come tale e che il trascorrere del tempo e la scarsa cura hanno tramutato in zona in parte degradata. Nessun restauro conservativo, dunque – a differenza di quello, esemplare, compiuto dall’architetto Andrea Bruno all’ex residenza sabauda di Rivoli – e l’abbandono al proprio destino di un quartiere tuttora ricco di potenzialità – basti pensare ai numerosi spazi verdi che lo punteggiano…

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Ma che c’entra tutto questo con il teatro? C’entra, e non solo perché le scene che compongono l’articolata performance cui si assiste sono libere reinvenzioni e “animazioni” delle opere esposte al Castello di Rivoli; e non solo in quanto esse sono state sviluppate nel corso di lunghi laboratori con gli abitanti del quartiere – alcuni dei quali in scena – e finalizzati all’educazione all’arte così come alla creazione artistica; ma soprattutto poiché la performance è la coerente conclusione di un percorso di conoscenza e consapevolezza, che acutizza lo sguardo e mobilita la sensibilità degli spettatori. Un cammino che stimola a riconoscere e connettere invisibili legami e insospettate affinità; a individuare l’arte e la bellezza in luoghi abitualmente negletti; a far dialogare liberamente cuore, mente e occhi, rimanendo felicemente stupiti di quanto essi hanno da dire.

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Metropolitan Art #2 – Il vedere acceso, progetto di Stalker Teatro e Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli/Museo d’Arte Contemporanea; percorso compiuto il 24 giugno 2017.

 

 

Stalker Teatro

Nell’estrema e anonima periferia torinese, nel famigerato quartiere delle Vallette – le vie hanno nomi che rimandano a mughetti e magnolie ma domina il cemento – opera da anni una rigorosa e intraprendente compagnia teatrale, forse un po’ sognatrice e poco “moderna”, ma ostinatamente coerente nel perseguire una solida idea di teatro, certo debitrice di Grotowski ma sviluppata con originalità. Stalker Teatro, fondata del regista Gabriele Boccaccini, anima le Officine Caos, in piazza Montale, alle propaggini della città, e ha instaurato un proficuo dialogo con gli abitanti del quartiere, protagonisti – in scena e in platea – di spettacoli di notevole impatto, emozionale e politico, quest’ultimo aggettivo usato nel senso più puro e “civile” del termine.EtadellOro_StalkerTeatro

Gli spettacoli realizzati con il popolo delle Vallette, frutto di lunghe serate di lavoro, non sono semplicemente l’esito finale di un laboratorio quanto messe in scena articolate e stratificate, in cui la personalità e il talento di ciascuno – i partecipanti al progetto così come i performer professionisti – interagiscono e si confrontano a pari livello, generando positive energie creative e nuovi pensieri. Una testimonianza è l’ultima produzione di Stalker, L’età dell’oro, che vede sulla scena un nutrito ed eterogeneo cast, in cui  uomini e donne dai 18 agli 80 anni si fanno beffe delle profezie Maya così come degli oroscopi che prevedono invariabilmente futuri radiosi, per constatare come l’unico modo per sopravvivere sia quello di imparare a guardare e riconoscere la realtà in cui viviamo e, consapevoli dei suoi mali e delle sue debolezze, provare a modificarla. E usare il teatro come suo specchio impietoso è già un modo per farlo…

L’età dell’oro, visto alle Officine Caos di Torino il 16 gennaio 2013

www.stalkerteatro.net