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I deliranti personaggi di Ionesco

È sempre un piacere per Amanda assistere alla messa in scena di un testo di quel grande maestro della scena che fu Eugène Ionesco. Rinchiuso sovente nell’asfittico recinto del “teatro dell’assurdo”, lo scrittore francese rivela alla prova del palcoscenico tutta la sua stringente e sonora attualità. Ne è una felice testimonianza la messa in scena da parte delle Belle Bandiere di Delirio a due, un atto unico scritto nel 1962, esilarante e surreale.  Una coppia battibecca senza requie su questioni di poco o nessun conto, mentre all’esterno della loro abitazione si avvertono continui scoppi ed esplosioni, inequivocabili indizi di una guerra in corso.Delirio a due_foto di Patrizia Piccino Lui e Lei – i due personaggi non hanno nome – discutono della differenza fra chiocciole e tartarughe, si rinfacciano costantemente scelte di vita passate, immaginano come sarebbe stata la loro esistenza senza l’altro/a. Si sviluppa così un fittissimo scambio di battute, spesso ai limiti del grottesco e del nonsense, affine ai meccanismi delle comiche finali ma anche ai più melodrammatici romanzi rosa. C’è, però, un’anomalia, ovvero le costanti esplosioni e i vaghi riferimenti a un conflitto in atto che accompagnano l’interminabile lite fra i due: in questa luce il continuo dibattere da una parte accresce la propria surreale comicità, dall’altra si rivela quasi una sorta di scudo di difesa da una realtà con cui non si vuole o non si può fare i conti. Elena Bucci e Marco Sgrosso – non solo interpreti ma anche registi e autori delle scene e dei costumi – enfatizzano questa natura tragicomica dell’atto unico di Ionesco optando per una recitazione buffonesca e candida, debitrice dei grandi comici degli anni Venti-Trenta del Novecento, e orchestrando una partitura da film muto con sonorizzazioni in diretta, mantici che producono nuvole di fumo e semplicissimi “effetti speciali”, visivi e sonori, creati a vista. Il risultato è un’ora di divertimento, benché tutt’altro che spensierato ché, anzi, si torna a casa con una pizzicante inquietudine.

Delirio a due, visto al teatro Astra di Torino il 9 aprile 2013

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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L’Antigone delle Belle Bandiere

Innumerevoli sono gli spettacoli variamente ispirati alla figura di Antigone cui Amanda ha assistito ma non tutte le letture e le interpretazioni l’hanno convinta, magari perché risultato di forzature ovvero ingiustificate manipolazioni: certo i miti sono recipienti molli e accoglienti ma si ribellano alle manomissioni troppo aggressive. Fortunatamente, non è questo il caso della messa in scena ideata, diretta e interpretata da Elena Bucci, affiancata dal compagno d’avventure teatrali Marco Sgrosso. Dopo aver affrontato molti classici – da Shakespeare a Ibsen – la coppia si confronta con la tragedia greca, enucleandone il cuore filosofico ed etico e colorandola con delicate sfumature di contemporaneità che, anziché coprire, donano luce ai temi universali trattati da Sofocle. CENTRO TEATRALE BRESCIANO  ANTIGONECosì il coro è un’eterogenea comunità di uomini e donne, quasi un’originale compagnia di giro, con le maschere a coprire i volti e qualche calcata inflessione dialettale. Movimentando poche e semplici sedie ovvero eseguendo stilizzati movimenti coreografici, i corifei accerchiano da vicino Antigone e l’inflessibile Creonte, Ismene ed Emone, Tiresia e la guardia, testimoniandone dal vivo la tragedia e, in qualche modo, prendendo attivamente parte a essa. Lo scontro fra l’ostinata fedeltà alle ragioni della pietas e del cuore da parte di Antigone e l’altrettanto testardo rispetto delle leggi dello stato da parte di Creonte è così amplificato e ulteriormente drammatizzato. Un risultato ottenuto grazie anche alla contrazione e alla stilizzazione del testo di Sofocle: operazioni che, anziché freddezza, attribuiscono al lavoro concentrata e consapevole tragicità.

Antigone, ovvero una strategia del rito, visto al Teatro Gobetti di Torino il 17 gennaio 2013

www.lebellebandiere.it