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Antigone e l’eutanasia

Ancora un’altra Antigone! Questo ha esclamato Amanda, che già qualche mese fa vide e vi parlò dell’Antigone secondo le Belle Bandiere. Anche questa volta una rivisitazione del mito che, d’altronde, per sua stessa natura, è destinato a essere riletto, reinterpretato, riforgiato sostanzialmente all’infinito. Così, quasi rassegnata, Amanda ha atteso l’inizio del’Antigone secondo Valeria Parrella/Luca De Fusco. L’eroina, rosso vestita, è calata giù dalla graticcia quale una sorta di deus ex machina e, d’altronde, impossessandosi di un privilegio esclusivo della divinità, la donna orgogliosamente decide del destino proprio e di quello altrui. Un esordio platealmente spettacolare la cui retorica, nondimeno, è immediatamente annullata dalla densa poeticità del monologo pronunciato da Antigone – una Gaia Aprea che combina maturità e ostinazione, cuore e anima. Antigone - NTFI 2012Lo spettacolo procede per quadri – monologhi e duetti per lo più – pronunciati da personaggi pressoché statici, avvolti nella semioscurità ma spietatamente spiati nella profondità degli occhi e nell’approfondirsi delle rughe dalla videocamera che ne proietta il viso in primo piano sul sipario di tulle nero che divide palcoscenico e platea. Personaggi che vivono in una dimensione spazio temporale che, malgrado i riferimenti di prammatica alla città di Tebe, risulta indefinita e sfuggente. E ciò nonostante l’evidente attualità del delitto di Antigone, rea non più di aver dato sepoltura al fratello Polinice, bensì di averlo sottratto all’accanimento di ben tredici anni di coma. Antigone - NTFI 2012Un’attualizzazione che Valeria Parrella fa sgorgare naturalmente dal proprio testo, tanto da non configurarsi né come una forzatura né, tantomeno, quale un gratuito ammiccamento a un dibattito che sta dividendo la società italiana e non solo. Una variazione al mito che, anzi, ne conferma e persino rafforza l’originario valore simbolico, vale a dire l’invincibile tentazione dell’uomo a farsi costruttore del destino, proprio e degli altri, una colpa che accomuna Antigone – che non soltanto decide la morte del fratello, ma anche la propria, scegliendo un consapevole suicidio – al suo punitore Creonte che, nei panni di inflessibile Legislatore, pretende di guidare le vite dei propri sudditi.

Antigone, visto al teatro Astra di Torino il 7 aprile 2013

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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L’Antigone delle Belle Bandiere

Innumerevoli sono gli spettacoli variamente ispirati alla figura di Antigone cui Amanda ha assistito ma non tutte le letture e le interpretazioni l’hanno convinta, magari perché risultato di forzature ovvero ingiustificate manipolazioni: certo i miti sono recipienti molli e accoglienti ma si ribellano alle manomissioni troppo aggressive. Fortunatamente, non è questo il caso della messa in scena ideata, diretta e interpretata da Elena Bucci, affiancata dal compagno d’avventure teatrali Marco Sgrosso. Dopo aver affrontato molti classici – da Shakespeare a Ibsen – la coppia si confronta con la tragedia greca, enucleandone il cuore filosofico ed etico e colorandola con delicate sfumature di contemporaneità che, anziché coprire, donano luce ai temi universali trattati da Sofocle. CENTRO TEATRALE BRESCIANO  ANTIGONECosì il coro è un’eterogenea comunità di uomini e donne, quasi un’originale compagnia di giro, con le maschere a coprire i volti e qualche calcata inflessione dialettale. Movimentando poche e semplici sedie ovvero eseguendo stilizzati movimenti coreografici, i corifei accerchiano da vicino Antigone e l’inflessibile Creonte, Ismene ed Emone, Tiresia e la guardia, testimoniandone dal vivo la tragedia e, in qualche modo, prendendo attivamente parte a essa. Lo scontro fra l’ostinata fedeltà alle ragioni della pietas e del cuore da parte di Antigone e l’altrettanto testardo rispetto delle leggi dello stato da parte di Creonte è così amplificato e ulteriormente drammatizzato. Un risultato ottenuto grazie anche alla contrazione e alla stilizzazione del testo di Sofocle: operazioni che, anziché freddezza, attribuiscono al lavoro concentrata e consapevole tragicità.

Antigone, ovvero una strategia del rito, visto al Teatro Gobetti di Torino il 17 gennaio 2013

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