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Tre giovani danz’autori a Teatro Akropolis: sugli spettacoli di Marrapodi-Orlacchio e Valrosso.

Amanda è stata ospite del festival “Testimonianze, ricerca, azione”- organizzato da otto anni da Teatro Akropolis a Genova – in occasione della serata Anticorpi EXPLO, dedicata alla “giovane danza d’autore”.  Una sorta di vetrina organizzata in collaborazione con il Network Anticorpi XL – di cui Teatro Akropolis è referente per la Liguria – la prima rete nazionale indipendente per la promozione della danza contemporanea di qualità. I due brevi spettacoli ospitati dal festival genovese hanno dunque offerto un piccolo ma significativo specchio di tendenze e umori della giovane scena italiana, concentrandosi, in particolare, sul lavoro di tre danzatori: la coppia Marrapodi-Orlacchio e Davide Valrosso. La prima, partendo da un’approfondita riflessione filosofica su simmetrie e antitesi, coesistenza e incontro, mette in scena il difficoltoso ma alfine fruttuoso percorso di avvicinamento fra due creature che, non a caso, vestono in modo speculare al contrario: l’uno maglietta blu e bermuda ocra, l’altro maglietta ocra e bermuda blu. Nella prima parte dello spettacolo i due danzatori occupano spazi distanti del palcoscenico, muovendosi autonomamente e dando vita in sostanza a due assoli: lentamente, però, le direzioni delle rispettive coreografie si avvicinano fino a incontrarsi così da trasformarsi in un passo a due simmetrico e –pur freddamente – appassionato. Rinuncia al solipsismo, riconoscimento della necessità dell’altro e dialogo fervente con quest’ultimo: il duo Marrapodi-Orlacchio sintetizza tutto ciò in venti minuti di danza raffinata e cerebrale, misurata e intima, concentrata ed evocativa. Aggettivi che, in parte, possono essere applicati anche all’assolo proposto da Davide Valrosso, che agisce su una scena limitata sul fondo da un’insolita schiera di coniglietti di plastica bianca. Il danz’autore disegna un altro percorso, quello – in realtà privo di una meta definitiva – alla ricerca della bellezza; un viaggio compiuto avvalendosi della grazia e dell’armonia insite nel gesto e nel movimento così da scoprire, alla fine, quanto nella danza stessa sia già insita quella bellezza che, nondimeno, necessita di attenzione e cura incessanti.

marrapodi orlacchio

Cosmopolitan Beauty, coreografia e danza di Davide Valrosso; La partita sull’aria, coreografia e danza di Nicola Marrapodi e Roberto Orlacchio; visti al Teatro Akropolis di Genova il 29 aprile 2017 all’interno della VIII edizione del festival Testimonianze, ricerca, azioni.

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Indagare sulla nascita della tragedia a Genova: su teatro Akropolis

Un complesso scolastico anni Sessanta/Settanta a Sestri Ponente, una sorta di borgo indipendente nella periferia di Genova, nei pressi dell’aeroporto. In quella che era l’aula magna da qualche anno Teatro Akropolis ha costruito la propria sede operativa, trasformando quell’anonima sala in neutro e dunque flessibile spazio teatrale. E qui, ogni anno, in primavera, Clemente Tafuri e David Beronio organizzano Testimonianze ricerca azioni , un’articolata rassegna – non un festival, quanto un cartellone concentrato nel tempo e assai denso – dedicata alla ricerca teatrale. Spettacoli certo, ma anche seminari, laboratori e residenze artistiche che tramutano un semplice programma di eventi in un “progetto”, coeso e significativo. Amanda ha trascorso un’unica serata a Genova, tuttavia sufficiente per cogliere la serietà, la coerenza e la passione sottese al lavoro di Teatro Akropolis che, fra l’altro, è anche casa editrice, impegnata da anni nella pubblicazione di volumi contenenti le riflessioni degli artisti ospiti della rassegna, ma anche degli scritti di Alessandro Fersen, debitamente curati e chiosati.  Oltre che organizzatori teatrali ed editori, Tafuri e Beronio sono però – e, forse, soprattutto – drammaturghi e registi e, nel corso della rassegna, hanno riproposto il proprio spettacolo Morte di Zarathustra, tappa della loro ricerca sulla nascita della tragedia e sul coro ditirambico. Quattro performer in scena – Luca Donatiello, Francesca Melis, Alessandro Romi, Felice Siciliano – esplorano se stessi e gli altri attraverso i propri corpi, percorrendo un cammino a ritroso nella storia del teatro, giungendo alle sue remote origini, a quella forma pre-verbale e pre-narrativa da cui esso progressivamente si sviluppò. Il “verbo” non è pronunciato ma incarnato nei corpi in costante tensione degli interpreti: eloquenti veicoli di tensioni e affezioni, gambe e braccia, volti, mani e piedi riempiono il palcoscenico vuoto – soltanto un tavolo – e immerso nella semi-oscurità, descrivendo un’empatica parabola conoscitiva. Aggressività, curiosità, attrazione, repulsione, complicità: sentimenti istintuali e dinamiche interpersonali che i quattro performer sperimentano – palesando una preziosa consapevolezza delle infinite potenzialità espressive dei propri corpi – e fanno, indirettamente, sperimentare al pubblico. Al termine, una citazione tratta da Nietzsche – ovviamente – ci riporta all’oggi, a quel punto di partenza che è ora divenuto meta consapevole.

 

Morte di Zarathustra, drammaturgia e regia di Clemente Tafuri e David Beronio, visto al Teatro Akropolis di Genova  il 14 aprile 2016.