Giornalismo e politica: su Frost/Nixon del Teatro dell’Elfo

Uno spettacolo lineare ma dal ritmo stringente, privo di acrobazie registiche ma concentrato sulla forza del testo. Le due ore di Frost/Nixon – il dramma di Peter Morgan messo in scena da Elio De Capitani e Ferdinando Bruni, anime del teatro dell’Elfo – sono state per Amanda una piacevole immersione in un universo teatrale costruito su intelligente chiarezza e prioritaria volontà di coinvolgere – non soltanto emotivamente – il pubblico. Il dramma – da cui qualche anno fa venne anche tratto un film di successo – descrive prima le trattative e poi le effettive riprese della storica intervista in cui l’ormai ex presidente Richard Nixon ammise, incalzato da David Frost, le proprie responsabilità nello scandalo del Watergate. Frost, che non era un giornalista ma un abile presentatore di talk show, investì anche il proprio denaro pur di realizzare quell’intervista che, fra l’altro, soltanto nella sua ultima parte ottenne lo scopo per cui era stata progettata, ossia la “confessione” dell’ex presidente. Le prime “sedute” della conversazione fra i due, in effetti, erano state saldamente nelle mani di Nixon, che era riuscito sfruttare le domande di Frost come pretesti per disegnare un ritratto senza ombre di sorta della sua presidenza. La confessione, dunque, arrivò inattesa e sembrò stupire lo stesso Frost, malgrado il lungo lavoro di indagine da lui condotto con l’ausilio di scrittori e politici democratici che accettarono di collaborare con lui. De Capitani e Bruni trasformano l’intervista in una sorta di incontro di box, che Frost riesce a vincere soltanto all’ultimo round, insinuando sottilmente il dubbio che, in qualche modo, la stessa confessione fosse stata il frutto di un accordo segreto fra i due contendenti. Quasi che Nixon avesse deciso di recitare il suo ultimo fulminante discorso, inatteso e quindi destinato di diritto a entrare nella storia. Un abile coup de théâtre che testimoniasse per l’ultima ma decisiva volta la scaltrezza politica del dimissionario presidente USA che, pur concedendo a Frost l’illusione della vittoria, seppe uscire da quella vicenda senza ferite, anzi garantendosi il diritto a trascorrere la propria vecchiaia giocando serenamente a golf. Un lettura della vicenda che Bruni e De Capitani – anche irraggiungibili interpreti rispettivamente di David Frost e di Richard Nixon – si lim02_Frost-Nixon_Bruni-e-De-Capitani_ph-Laila-Pozzoitano a suggerire, con discrezione certo, ma salda e assai convincente.

Frost/Nixon, di Peter Morgan, regia di Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani, visto alle Fonderie Limone di Moncalieri (Torino), il 18 febbraio 2014.

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